Certosa di Firenze

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Se la vostra meta in toscana era Firenze e siete arrivati in auto da sud l’avrete vista di sicuro. Imponente, massiccia e circondata da cipressi, è arroccata su un colle a pochi chilometri dalla città. Si tratta della meravigliosa Certosa di Firenze, un monastero che in passato ha avuto un ruolo prominente e che regala a chi lo visita una raccolta preziosa d’opere d’arte. Dunque, se avete deciso di trascorrere qualche giorno a Firenze, un ‘salto’ alla Certosa ce lo dovete proprio fare. Lontano dal clamore della città, nel silenzio e nella tranquillità che contraddistingue il Monastero di Firenze, potrete immergervi in un passato segnato dalla ricchezza artistica e dall’austerità della vita monastica. Sarà estremamente affascinante, per noi che viviamo sempre ‘connessi’, scoprire come i monaci, invece, trascorrevano le loro giornate nel silenzio, nella solitudine ed immersi solo nella preghiera. Vedere i luoghi dove passavano la loro vita sarà veramente suggestivo.

CERTOSA DI FIRENZE, DOVE SI TROVA E COME ARRIVARCI. La certosa si trova sul Monte Acuto - detto anche Monte Santo - alla confluenza tra il fiume Ema ed il Greve, in una posizione che non è certo casuale. Era stata scelta proprio per l’altezza e per il fatto che fosse circondata da due fiumi. Sì certo, il motivo principale era la ricerca dell’isolamento dei frati, ma ce n’è un altro un tantino più pratico: difendersi da eventuali attacchi. La posizione sopraelevata era, infatti, decisamente più favorevole. La Certosa si trova in località Galluzzo, da Firenze sono appena 7 km. Se provenite dalla città, partite dal Lungarno Acciaiuoli, che nemmeno a farlo apposta porta proprio il nome del mecenate che ha permesso la costruzione della Certosa. Passate poi al Lungarno Guicciardini e proseguite in direzione di via Senese sulla quale continuerete fino a che, una volta a Galluzzo, troverete il bivio per Via della Certosa. Se invece arrivate in dalla A1 uscite al casello autostradale Impruneta-Firenze ed imboccate la Via Cassia in direzione della Certosa. Stessa cosa se arrivate dal raccordo Firenze-Siena: proseguite sempre per la Cassia e poi per Via della Certosa.

CERTOSA DI FIRENZE STORIA. E’ una delle Abbazie Cistercensi Italiane fra le più importanti. Si deve la sua esistenze principalmente a Niccolo’ Acciaiuoli, Gran Siniscalco del Regno di Napoli. Proprio nel territorio partenopeo, il ricco banchiere fiorentino aveva soggiornato nella Certosa di San Martino e, probabilmente, era suo desiderio ricreare qualcosa di simile nella sua Toscana. Anche perché questo gli avrebbe conferito prestigio agli occhi della corte di Napoli ed anche a quelli del Papato. Insomma… va bene fare beneficenza, ma sempre con un certo ritorno di immagine! La costruzione iniziò nel 1341 e, secondo il volere del finanziatore, oltre al centro di vita monastica, avrebbe dovuto comprendere anche una scuola per l’educazione dei giovani. Purtroppo quando nel 1365 Niccolò Acciaiuoli morì, questa parte del complesso non era ancora terminata ed i suoi rampolli, ahimè, dilapidarono a tal punto le ricchezze del padre che non fu più possibile portare avanti i lavori. L’altra parte del suo progetto, ossia quella sulla vita monastica fu, invece, portata a compimento. Secondo Niccolò Acciaiuoli avrebbe dovuto essere un monastero, tipicamente certosino, che accogliesse circa una dozzina di frati, un priore e ad alcuni conversi. Questi ultimi erano frati addetti ai lavori più umili e che spesso, pur portando la veste, non avevano preso i voti. Insomma, nel loro caso, la veste faceva il monaco! Erano spesso persone che provenivano da contesti semplici e senza nessuna istruzione. Nonostante l’incapacità dei figli di Acciaiuoli, si trovarono comunque i mezzi per continuare l’ampliamento del complesso Monastico. Nel XIV sec. fu aggiunto, per esempio, il Chiostro grande, mentre fra il XVI ed il XVII sec. furono portati a termine diversi lavori di manutenzione e di abbellimento. Sempre in questo periodo, furono commissionate diverse opere d’arte, alcune delle quali sono ancora visibili. Altre, purtroppo, sono state perdute in seguito alla confisca del periodo Napoleonico (1810). Nel 1872 il Monastero viene soppresso con Decreto Regio ma, fortunatamente, i Frati Certosini poterono tornare nel 1895. Proprio nello stesso anno un forte terremoto danneggiò alcune parti della struttura, per la quale si rese necessario un importante restauro al quale né seguì un altro, intorno agli anni ‘50 del 1900. Nel 1958 i Certosini furono sostituiti dai Monaci Cistercensi.

VISITARE LA CERTOSA DI FIRENZE. Fortunatamente si possono visitare quasi tutti gli ambienti: la Chiesa, la Cappella, i Chiostri e la Pinacoteca. E questo non è poco visto che in alcuni Monasteri, per rispettare la clausura dei frati, non si può vedere quasi niente. Alla Certosa di Firenze le visite guidate sono però l’unica opzione possibile. Tranquilli, la piccola limitazione è ricompensata dalla piacevolezza delle spiegazioni delle preparatissime guide che sapranno raccontarvi tutti i particolari delle opere d’arte ma anche i segreti e le curiosità della vita monastica. Alla Certosa di Firenze gli orari delle visite guidate sono distribuiti durante tutto l’arco della giornata ad esclusione delle mattine della domenica e dei festivi e dell’intera giornata di lunedì. L’ingresso è ad offerta libera e, purtroppo, non esiste nessun servizio di prenotazione. Alla Certosa di Firenze gli orari d’apertura cambiano in base alla stagione, quindi informatevi prima sul sito istituzionale o telefonicamente.

  • PALAZZO ACCIAIUOLI. E’ il primo edificio che si incontra arrivando dalla strada e non si può, dunque, non notare il massiccio blocco merlato dal quale è costituito. Fu progettato nel 1355 e tutto sommato, assomiglia ad un fortilizio. Avrebbe dovuto diventare il ‘Palazzo degli studi’ auspicato da Niccolò Acciaiuoli ma, come abbiamo visto, i figli caduti in disgrazia non riuscirono a portare a termine il progetto. Attualmente le quattro sale al pian terreno ospitano il Laboratorio di Restauro del Gabinetto Viesseux che si occupa dei libri danneggiati dalla disastrosa alluvione dell’Arno del 1966. Al primo piano si trova, invece, la famosa pinacoteca. 
  • PINACOTECA. Il primo salone al quale si accede, tramite la cinquecentesca scala esterna, ci mostra subito una delle opere più importanti della Certosa di Galluzzo, come viene affettuosamente chiamata dai locali. Si tratta delle lunette che adornavano gli archi del Chiostro Grande attribuite al Pontormo. Furono staccate nel 1952 allo scopo di prevenire ulteriori danni da agenti atmosferici. Il pittore, che soggiornò presso la certosa di Firenze per sfuggire alla peste che attanagliava Firenze in quel periodo, ripagò l’ospitalità dei frati con le lunette che compongono il celebre ‘Ciclo della Passione’ che comprende ‘l’Orazione nell’orto’, ‘Gesù davanti a Pilato’, la ‘Salita al Calvario’, la ’Deposizione della Croce’ e la ‘Resurrezione’. Al centro dello stesso spazio espositivo si trova anche un pregevole crocifisso in legno del ‘500. L’altra sala della pinacoteca ospita una serie di dipinti che appartengono al XVII sec
  • CHIESA DI SAN LORENZO. I lavori di costruzione iniziarono nel 1341 e si conclusero nel 1394, anche se la struttura venne poi trasformata nel XVI sec. In origine c’era una parte dedicata ai frati di clausura ed un’altra per le altre persone. Si distinguono anche due spazi diversi dovuti alle diverse epoche di costruzione: la facciata ed il coro risalgono al periodo fra il 1550 ed il 1558 e la parte riservata ai monaci si trova, invece, nella parte trecentesca. Sono infatti il presbiterio ed il coro dei monaci a detenere il primato di antichità. La facciata in pietra fu costruita successivamente e le trasformazioni del 1500 dettero a tutto l’edificio un aspetto che può essere ricondotto all’architettura manierista. Pregevole anche il pavimento in marmo policromo e l’altare del 1595, sempre in marmo. 
  • ORATORIO DI SANTA MARIA NUOVA. E’ adiacente alla chiesa principale e risale al 1404. Conserva un bellissimo coro ligneo trecentesco, alcuni dipinti e delle stupende vetrate policrome. Dalla cappella si accede alla cripta dove si trova la tomba di Niccolo’ Acciaiuoli. 
  • GLI SPAZI COMUNI DELLA VITA MONASTICA: PARLATOIO, SALA CAPITOLARE, REFETTORIO E CHIOSTRI. Il parlatorio era il luogo dove i frati potevano riunirsi per un po’ di svago e cioè per parlare tra loro. Questo avveniva più o meno un’ora alla settimana. Sembra impossibile, in una settimana ci sono 168 ore e solo una in cui poter interagire con i confratelli... ma questa era la dura regola della clausura! Il parlatorio si trova alla sinistra della chiesa ed è un ambiente piuttosto piccolo, rimasto sostanzialmente invariato dal 1559. All’interno si trova una terracotta invetriata della Bottega di Andrea della Robbia ed un bassorilievo che sarebbe da attribuire addirittura a Donatello. Dal parlatorio si accede al chiostro, al chiostrino dei conversi, al refettorio ed alla sala capitolare. Il refettorio si trova lungo il corridoio che unisce il chiostro grande a quello dei conversi. La porta è decorata da una lunetta di Adrea della Robbia. Veniva usato per il pranzo dei giorni festivi che veniva comunque consumato in silenzio ascoltando la parola del Signore. La Foresteria si affaccia sul piazzale ed era destinata ad accogliere gli ospiti, anche illustri. Oggi si può visitare l’appartamento del papa dove soggiornò tra il 1798 ed il 1799 Papa Pio VI. A dire il vero non fu proprio in soggiorno, tant’è che era prigioniero di Napoleone. Andò meglio a Pio VII che ci trascorse solo due giorni nel 1809 ma comunque in libertà! Durante la vostra visita potrete curiosare un po’ tra diverse suppellettili appartenute ai papi in questione. La Sala Capitolare, così detta perché ogni giorno vi si leggeva un capitolo della regola, ha al centro un monumento funebre dedicato a Leonardo Bonafede, vescovo di Cortona. 
  • I CHIOSTRI. Il Chiostro grande, detto anche rinascimentale, fu costruito fra il 1491 ed il 1520 e ci si accede dalla Chiesa. Sulle arcate si trovano 66 medaglioni di Giovanni della Robbia. Da qui si accede alle 18 celle dei monaci, tutte caratterizzate dalla stessa struttura: erano a due piani e comprendevano una stanza per dormire, una per pregare, un giardinetto, la cantina ed uno studio al piano superiore. Perché tante stanze? Visto che dovevano stare rinchiusi lì dentro tutto il tempo, almeno gli era concesso un po’ di spazio dove potersi muovere. Uscivano solo la domenica ed i giorni festivi per il pranzo e per il parlatorio. Il Chiostro dei Conversi è costituito da due loggiati sovrapposti e da questo si accede ad un piccolo refettorio. Le celle dei conversi, che potevano uscire e girare liberamente per l’abbazia, erano più piccole e comprendevano una camera ed i servizi. Loro ci stavano poco, dovevano occuparsi dei giardini, della pulizia, della cucina, degli acquisti. Bastava giusto un giaciglio dove poter dormire. 

Dopo la sublime bellezza delle opere d’arte vi consigliamo di passare a qualcosa di un po’ più terreno ma altrettanto sublime: fate una visita al negozio perché alla Certosa di Firenze i prodotti sono davvero ottimi! Fra gli elisir quello più conosciuto è chiamato ‘Gocce imperiali della Certosa di Firenze’. E’ un distillato d’erbe prodotto secondo un’antica ricetta del 1766 con un gradazione di 90°! Dunque diluitelo sempre altrimenti rischiate addirittura la paralisi delle corde vocali! Si usa mescolato all’acqua come digestivo o bevanda dissetante. Ottimo anche il Rosolio al Mandarino, una vera prelibatezza d’altri tempi. Vi abbiamo raccontato quasi tutto della Certosa del Galluzzo di Firenze… non vi resta altro che trovare un’occasione per andarci di persona e lasciarvi incantare dalla sua bellezza e dalla storia che aleggia tra le antiche mura!