Il Monastero di Camaldoli

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Se avete voglia di staccare la spina dalla vita frenetica, anche solo una giornata passata a Camaldoli può fare davvero la differenza. La pace, il silenzio ed il raccoglimento saranno sensazioni che facilmente sperimenterete tra i chiostri del monastero o visitando la cella di S. Romualdo. E se avete voglia di fare una pausa un po’ più lunga dallo stress, nella foresteria di Camaldoli sarete ospitati in stanze spartane dove l’ambiente semplice ed essenziale contribuirà alla vostra tranquillità. Potete approfittare di questa sistemazione per un ritiro spirituale, ma anche per fare trekking e mountain-bike nelle Foreste Casentinesi o per visitare i dintorni. Insomma, non è che i frati vengono a svegliarvi alle cinque del mattino per le lodi mattutine, potete fare quello che volete, nel rispetto dell’ambiente e del contesto in cui vi trovate. Nonostante il monastero e l’eremo distino qualche chilometri l’uno dall’altro, fanno parte di un unico complesso monastico ognuno con le sue peculiarità: l’eremo è dedicato al raccoglimento personale dei religiosi, la clausura, mentre il monastero è dedicato alla vita di comunità. Fin dalla sua origine, ha sempre avuto una maggiore vocazione all’apertura verso l’esterno, verso gli ammalati, i pellegrini, i bisognosi. Oggi questa disponibilità si riversa anche su chiunque abbia voglia o bisogno di un’immersione più profonda nella propria spiritualità.

MONASTERO ED EREMO DI CAMALDOLI, COME ARRIVARE. Il Monastero di Camaldoli si trova nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi a circa 820 m sul livello del Mare. Da Firenze si raggiunge prendendo il Passo della Consuma, dopo Poppi si seguono le indicazioni per Soci ed i cartelli per il Monastero. Da Firenze ci vogliono un paio d’ore mentre da Arezzo ci si arriva, ovviamente, in metà del tempo percorrendo la Strada Regionale 371 Umbro Casentinese Romagnola sempre in direzione di Poppi, dopo di che il tragitto prosegue per Soci. Con i mezzi pubblici da Firenze potete prendere l’autobus che arriva fino a Bibbiena e da qui prenderne un altro per il Monastero. Potete prendere lo stesso autobus da Bibbiena anche dopo averla raggiunta in treno da Arezzo. Sopra il Monastero, ad una distanza di circa 3 km, si trova l’Eremo di Camaldoli, a 1100 m sul livello del mare. Può essere raggiunto a piedi o in mountain bike tramite un bellissimo sentiero nel bosco che, ovviamente, prevede qualche salita. In alternativa potete raggiungerlo in auto, anche se, detto tra noi, vi perderete il fascino di un cammino immerso nel verde e nella meravigliosa natura del Casentino. Intorno all’Eremo di Camaldoli i sentieri sono fantastici in primavera, affascinanti con i toni caldi dell’autunno e suggestivi nel candore della neve. Camaldoli, come si definisce più semplicemente il complesso monastico che comprende il Monastero e l’Eremo, si trova praticamente al centro delle Foreste Camaldolesi, così chiamate non tanto perché si trovano vicino all’omonimo centro religioso, ma proprio perché sono stati proprio i monaci a crearle per preservare la flora e fauna della zona. La Riserva Biogenetica di Camaldoli è attualmente gestita dal Corpo Forestale dello Stato ma i frati di Camaldoli se ne sono sempre presi cura con passione e dedizione. Qui crescono gli abeti bianchi e tra gli animali si possono vedere, con un po’ di fortuna, cervi, daini, caprioli cinghiali e lupi. Tranquilli, non c’è da aver paura, sono animali talmente schivi che non si fanno vedere!

MONASTERO DI CAMALDOLI. Il complesso del Monastero è costituito dalla Foresteria, dalla Chiesa e dal Monastero vero e proprio. Il nucleo originale era composto da una piccola Chiesa e da un ospizio e fu eretto dai Monaci Benedettini dell’Abbazia di Prataglione nell’area di Fontebuona, così chiamata per la sorgente che sgorgava nella vicinanze.
Nel 1046 la struttura fu, per così dire, presa in gestione dai monaci camaldolesi che abitavano l’eremo e fu a questo punto che lo ‘spedale’, la struttura che accoglieva i pellegrini, fu reso ancora più efficiente. La Chiesa fu ricostruita e restaurata diverse volte prima di arrivare alla forma attuale. La costruzione del Monastero iniziò nel XVI secolo e si concluse nei primi decenni del 1600.
Il fulcro del complesso è sicuramente rappresentato dai chiostri interni ed in particolare da quello centrale dedicato al Conte Maldolo, che donò il terreno dove sorse il primo agglomerato di edifici. Questo chiostro ha la particolarità di avere il lato sempre esposto al sole costituito da portici, mentre l’altro, sempre in ombra è ‘chiuso’ e vi si affacciano alcune finestre con la stessa struttura ad arco dei portici.
La Chiesa, che nei secoli ha subito diverse trasformazioni è sicuramente da visitare. Le opere più importanti sono le tele di Giorgio Vasari: per capire l’importanza dell’artista, basta tenete presente che gli Uffizi sono opera sua. E pensare che all’inizio quando si propose ai monaci questi, vista la giovane età (non aveva ancora trent’anni), non erano troppo convinti e gli commissionarono alcuni ‘lavori di prova’! Una volta eliminati i dubbi dei frati camaldolesi, si dedicò all’opera più impegnativa: un polittico costituito da una pala centrale che raffigurava la deposizione della croce, due tavole laterali raffiguranti i santi e ben tredici tavole più piccole dette ‘predelle’. In seguito ai lavori del 1775, il complesso pittorico fu smembrato e le varie parti posizionate in luoghi diversi all’interno della Chiesa: la ‘Deposizione’ rimase al suo posto sopra l’altare maggiore e due predelle furono poste a fianco dello stesso altare; le due pale con i santi, San Ilariano e San Donato, furono collocate sulle pareti laterali dalla Chiesa. Otto predelle si trovano, invece, nel coro e sono visibili solo su richiesta e per motivi di studio.
A Camaldoli la Foresteria è l’altro cuore pulsante del Monastero: qui una volta venivano accolti non solo i viandanti ma anche i giovani che intendevano dedicarsi alla vita monastica. Proprio a questo scopo venne realizzato il secondo chiostro detto ‘dei Fanciulli’. La foresteria di Camaldoli ha ospitato in passato presenze illustri come Lorenzo il Magnifico con tutta la sua corte di letterati ed uomini di cultura. Nel 1934 Monsignor Montini, il futuro Paolo VI, era stato uno dei docenti delle ‘settimane teologiche’ che si tengono ancora tutti gli anni. La foresteria dispone di camere singole o con più letti e oggi può ospitare fino a 200 persone!
Se dopo la preghiera ed il raccoglimento avete voglia di passare a qualcosa di un po’ più terreno, dovete assolutamente passare all’Antica Farmacia dei Monaci Camaldolesi. Faceva parte dell’antico ospedale e vi venivano preparati i medicinali e le preparazioni a base di erbe. Ancora oggi potrete trovare un sacco di prodotti di Camaldoli fatti seguendo scrupolosamente le antiche ricette dei Monaci Camaldolesi. Il ‘Laurus 48’, l’ottimo liquore digestivo a base di alloro e la ‘Lacrima d’Abeto’ ottenuto dalle erbe di montagna, sono forse tra i prodotti più conosciuti della Farmacia di Camaldoli. Oltre a questi due classici della produzione dell’antica farmacia di Camaldoli, potrete trovare un’ampissima gamma di creme ed altri prodotti per il corpo rigorosamente a base di erbe come dopobarba e caramelle… persino ai funghi porcini essiccati! Avrete solo l’imbarazzo della scelta, i monaci camaldolesi di prodotti da offrirvi ne hanno veramente tanti! E se vi viene fame, presso la foresteria trovate un bar con comodi tavoli e sedie di legno dove consumare un pasto o sorseggiare un liquore mentre leggete un buon libro.

SACRO EREMO DI CAMALDOLI. La fondazione dell’Eremo può essere datata al XI sec., più o meno intorno all’anno 1023, quando San Romualdo, che già aveva fondato altre comunità ermetiche Benedettine, decise di fondarne una proprio in questa meravigliosa area, tra il Monte Falterona ed il Pratomagno. Scelse un terreno che gli era stato donato dal Conte Maldolo, da qui il passo da ‘Campo di Maldolo’ a Camaldoli è breve: ecco così spiegata anche l’origine del nome. Il primo nucleo era costituito da cinque celle e da un piccolo oratorio dedicato a San Salvatore Trasfigurato. Oggi l’eremo di Camaldoli, che è la casa madre dei Monaci Benedettini Camaldolesi, ha ampliato le sue dimensioni e comprende ben venti celle, la foresteria, la chiesa con il coro monastico e la sala dell’antico refettorio. Molti di questi ambienti, facendo parte della clausura, non sono visitabili ma fortunatamente alla cella di San Romualdo ed alla Chiesa si può accedere dal cortile. Di sicuro entrando dal cancello, sarete immediatamente rapiti dal silenzio e dalla pace del luogo; noterete subito che i semplici edifici sono circondati, come in un abbraccio, dagli abeti bianchi. Si intravedono alla fine dello stradello lastricato di pietra dal quale si accede alle celle. Dal piazzale della Chiesa si può entrare nella Cella di San Romualdo, adesso inglobata dalla Biblioteca, che ha la stessa struttura ‘a chiocciola’ di tutte le altre: al centro si trova la camera, protetta dal freddo dei rigidi inverni di queste montagne, intorno si trovano una serie di corridoi e locali necessari alle attività della vita eremitica che consistevano prevalentemente nel lavoro, nello studio e nella preghiera. Ogni cella è costituita da un portico che si affaccia sull’orto e da dove il monaco riceve le vivande, da un vestibolo che permette di ‘sgranchirsi’ e camminare quando fuori il tempo non lo permette e nel quale i monaci possono allestire il loro laboratorio. Fanno parte della struttura di ogni cella anche l’oratorio, la legnaia ed il bagno. Una volta visitata la cella, entrate nella Chiesa e subito resterete esterrefatti nel vedere il meraviglioso soffitto della navata: un tripudio di affreschi dai colori vividi e stucchi dorati. Sorge sull’oratorio che fece erigere San Romualdo ma subì diversi rimaneggiamenti nel corso delle varie epoche: venne ricostruita nel 1220, restaurata nel 1256, 1295 e 1373 e prese l’aspetto attuale, secondo il gusto barocco dell’epoca fra il 1575 ed il 1669. La facciata, con i due tozzi campanili e le nicchie di pietra, risale invece al 1714. All’interno soffermatevi anche sul bellissimo altorilievo raffigurante la ‘Vergine ed il Bambino con i Santi’, opera di terracotta di Andrea della Robbia, ricoperta dalla tipica invetriatura. Altra opera degna di nota è sicuramente la pala dell’altare maggiore di Agnolo di Cosimo di Mariano detto il ‘Bronzino’ che raffigura La Crocifissione e dove sono presenti i santi Romualdo, Pietro Paolo e Francesco.

CAMALDOLI E DINTORNI. A Camaldoli, il Monastero e l’eremo sono inseriti in un contesto naturalistico che da solo varrebbe la visita. Il fatto che all’interno delle foreste Casentine si presentino due Monasteri, Camaldoli e La Verna, rende questa zona una meta imperdibile in tutte le stagioni. Non penserete mica che d’inverno con la neve non si possano visitare? Anzi, se mi posso permettere, il silenzio ovattato della neve ed il suo lucente candore aumentano il fascino del luogo. Partecipare ad una delle ‘ciaspolate’ organizzate dalle cooperative locali è un’esperienza unica! In tutte le stagioni sono numerosi i percorsi di trekking più o meno impegnativi all’interno del parco. Ce ne sono anche di semplici ed a carattere didattico: adatti ai bambini o a chiunque abbia voglia di imparare e scoprire senza fare percorsi da ‘rambo’! Lasciando da parte il classico percorso da La Verna a Camaldoli al Monastero, che richiede più di sette ore di cammino e che quindi è solo per pochi, ci sono altri percorsi decisamente più fattibili: L’Abbazia di Prataglia si raggiunge, per esempio, in due ore e mezzo circa di cammino. Ancora più semplice e breve è l’escursione all’enorme Castagno Miraglia, un albero monumentale che dista solo 2 km e che vi darà, comunque, la possibilità di attraversare i boschi del Casentino. Vi consigliamo anche una visita a Poppi, il centro medievale splendidamente conservato dove spicca il Castello dei Conti Guidi. Una volta ‘nutrito lo spirito’ qui potrete nutrire anche la pancia con ottimi piatti del Casentino come il prosciutto DOC, i tortelli di patate, i ravioli di ricotta, la polenta e la ribollita. Non esagerate, la gola, è pur sempre un peccato!

Storia, arte, natura e misticismo: il tutto riunito in unico luogo. Potrei continuare a raccontarvi molto altro ma certi luoghi vanno vissuti in prima persona. Predisponetevi ad emozioni forti che rimarranno indelebili nei vostri cuori. Che siate credenti oppure no. L’atmosfera si respira semplicemente nell’aria…