Abbazia di Vallombrosa

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Vallombrosa: il nome è già tutto un programma. Perché di ombra, tra gli alberi della meravigliosa foresta di faggi e di abeti, se ne trova davvero tanta! Anche ad Agosto quando il ‘sol leone’ non dà tregua. Ma questa foresta, come uno scrigno, racchiude una bella sorpresa: l’austero ed elegante complesso monastico dell’Abbazia di Vallombrosa. Come in una scatola cinese, l’Abbazia contiene a sua volta una serie di opere d’arte di assoluto pregio come le tavole in terracotta invetriata di scuola Robbiana ed i particolari intarsi di Hugford. Anche nel Museo d’Arte sacra potrete curiosare tra manufatti artistici risalenti ad epoche diverse: paramenti, libri, reliquiari e dipinti. I frati Vallombrosani, che da sempre hanno avuto un rapporto più che speciale con la natura, sono anche i custodi degli arboreti sperimentali, dove si possono vedere interessanti specie esotiche. Infine potrete unire la natura e l’arte a momenti di riflessione o preghiera, facendo il percorso delle cappelle che attraversa una parte della foresta. E se alla fine di tutto vi sentirete stanchi, niente di meglio, specialmente nella bella stagione, che adagiarvi sul bellissimo pratone che sta proprio davanti all’Abbazia

ABBAZIA DI VALLMOBROSA (FIRENZE): COME ARRIVARE. Si trova nella località che porta lo stesso nome a 13 km da Reggello (Firenze). Dal capoluogo toscano si raggiunge in auto percorrendo la Via Aretina fino a Pontassieve, qui troverete direttamente le indicazioni per Vallombrosa. Se arrivate da fuori Firenze provenendo dall’A1, uscite al casello di Incisa-Reggello. In treno le stazioni più vicine sono Rignano sull’Arno e Reggello. In autobus vi conviene consultare gli orari della linea locale Valdarno Val Di Chiana.

ABBAZIA DI VALLOMBROSA: STORIA. La Storia del complesso monastico inizia poco dopo l’anno mille, precisamente nel 1008, quando San Giovanni Gualberto lascia il convento di San Miniato per cercare un luogo più isolato dove dedicarsi alla preghiera. Lo troverà in una località chiamata ‘Acquabona’ e lì prima con un solo compagno, poi insieme ad altri frati, costruirà un piccolo romitorio ed alcune cellette di legno. Queste poche ed umili costruzioni non sono altro che l’embrione di Vallombrosa. Nel 1015 San Gualberto viene nominato superiore e nasce così la nuova congregazione dei Monaci Benedettini Vallombrosani, fondata come quella dei Benedettini sul precetto ‘ora et labora’. Nel 1036 iniziano i lavori tramite i quali saranno costruiti in muratura sia l’oratorio che le celle. Si concludono, per il momento, nel 1058 con la consacrazione della Chiesa. Successivamente, nel 1220 verrà aggiunto il campanile mentre fra il 1224 ed il 1230 la Chiesa verrà ulteriormente ampliata. Anche nel XV secolo verranno intrapresi tutta una serie di lavori che porteranno all’ampliamento del complesso che arriverà, proprio allora, ad avere l’aspetto che ha adesso. In quegli anni verranno costruiti la sacrestia, i locali per il noviziato e la cucina. La grande torre che sovrasta tutta la struttura verrà edificata nel 1529 a seguito dei saccheggi ed allo scopo di avere un luogo sicuro dove proteggere i tanti preziosi volumi. Nel 1713 la Chiesa viene elevata ad Abbazia. Nel 1810 a seguito della soppressione di tutti i monasteri voluta da Napoleone, i Monaci Vallombrosani furono sfrattati e costretti a lasciare il complesso. Come molti altri centri religiosi fu riaperto nel 1817, grazie al Granduca Ferdinando. Le peripezie dei monaci, però, non era finite visto che furono di nuovo ‘sfrattati’ nel 1866 quando la proprietà diventò demaniale e fu concessa all’Azienda Forestale. I poveri fraticelli si trasferirono, loro malgrado, a Pescia, in provincia di Pistoia. Fortunatamente nel 1949, proprio per concessione della Forestale, i monaci poterono tornare a Vallombrosa. Il Santo Giovanni Gualberto è il protettore dei Forestali e viene festeggiato con una particolare celebrazione ogni 12 luglio. Mentre scriviamo, sui quotidiani rimbalza ovunque la notizia che il corpo forestale è stato soppresso. Siamo sicuri che la celebrazione, così come il legame tra il Monastero di Vallombrosa ed un corpo fondato sugli stessi principi di San Gualberto, lotta alla corruzione ed amore per la natura, non verrà annientato da nessuna legge.

COSA VEDERE A VALLOMBROSA. A Vallombrosa si può andare anche solo per la tipica ‘scampagnata’: il grande prato così come la foresta offrono un ambiente perfetto per il relax ed il dolce far niente. Questo può andar bene per i fiorentini, che magari hanno tante possibilità per vedere l’interno dell’Abbazia e degli altri edifici. Per tutti gli altri arrivare a Vallombrosa e non entrare nell’Abbazia o nel Museo sarebbe veramente un peccato. Giusto per invogliarvi, vi raccontiamo un po’ di cose su quello che vedrete tra le antiche mura del complesso monastico.

  • ABBAZIA. Ha un impianto fondamentalmente medievale al quale si sono aggiunti successivi interventi barocchi. La struttura a croce latina è piuttosto allungata: si tratta di ben 47 metri di lunghezza contro gli otto di larghezza. La facciata del ‘600 è opera dello scultore ed architetto Gherardo Silvani, uno dei maggiori esponenti del manierismo toscano. Nel portico si trova una statua del Santo fondatore mentre gli stemmi che lo sovrastano appartengono ai Medici ed all’iconografia di Vallombrosa, come nel caso del bastone a forma di Tau. Il rimaneggiamento barocco della Chiesa si nota soprattutto all’interno: negli affreschi e nella decorazione delle volte. Sull’altare Maggiore spicca una delle opere più importanti contenute all’interno dell’Abbazia: L’Assunta’ del Volterrano. Proprio davanti all’altare si trova una lampada ad olio, protagonista di un’usanza che coinvolge i Forestali. Ogni anno una regione diversa dona il proprio olio, che viene consegnato con una cerimonia il 12 Luglio. Dietro l’altare maggiore si trova anche un pregevole coro ligneo attribuito all’artigiano Francesco da Poggibonsi. Presso l’altare del transetto di sinistra di trova La Trinità’ di Lorenzo Lippi, altra opera sulla quale soffermarsi un attimo. Diversi lavori di particolare interesse artistico sono inseriti all’interno di alcune cappelle: la Cappella dei Conversi, oggi battistero, ospita la ‘Conversione di Saulo’ di Cesare Dandini mentre la Cappella del S.S. Sacramento si distingue per un meraviglioso altare di marmo policromo e per le tipiche scagliole’ di Enrico Hugford. Il monaco di origine inglese, fratello del pittore Ignazio Hugford, perfezionò, infatti una particolare tecnica: usando un tipo di gesso chiamato appunto ‘scagliola’ creava fantastici intarsi. Guardatevi intorno perché il monaco a Vallombrosa si dette un gran da fare, e di queste particolari opere d’arte se ne trovano in po’ per tutto il complesso. Senza andare troppo lontano, e rimanendo sempre a Vallombrosa nell’Abbazia, con questa tecnica è decorato l’altare della Cappella di San Giovanni Gualberto. 
  • ALTRI LOCALI. Mentre per l’Abbazia di Vallombrosa le visite sono più o meno sempre consentite, accedere agli altri locali è decisamente più difficile e, a dire il vero, è un peccato perché ne varrebbe veramente la pena. Nella Sagrestia si trova, per esempio, una tela di Raffaelino del Garbo (discepolo del Ghirlandaio) ed una bellissima pala in terracotta di Andrea della Robbia. Nel Refettorio è collocata una pala di scuola robbiana insieme a ben 14 tele di Hugford. In questo caso si tratta di Ignazio Hugford, il pittore! L’aula capitolare dove i frati si ritrovavano per le letture, adesso viene utilizzata per eventi culturali come convegni ed incontri. Un’ottima occasione per vedere anche le dodici tele di Venturino Venturini. La Biblioteca dell’Abbazia di Vallombrosa può essere visitata, ma solo su prenotazione, e per motivi di studio: contiene incunaboli e manoscritti rari. Roba per ‘veri’ topi da biblioteca! 
  • MUSEO DI ARTE SACRA DI VALLOMBROSA. Si trova sul lato posteriore del complesso ed è stato inaugurato piuttosto recentemente, nel 2006. Espone oggetti dell’Abbazia o provenienti da altri siti vallombrosani. Nel salone più grande si trova un po’ di tutto: paramenti sacri, libri, codici miniati, oggetti d’uso come maioliche e messali antichi e l’immancabile serie di scagliole di Hugford. Nell’altra sala si trovano alcuni paramenti sacri del 1400 particolarmente preziosi ed appartenuti a Francesco Altoviti ed a Biagio Milanesi. Nella stessa sala si trova una pala di Domenico Ghirlandaio, i cui colori sono tornati a splendere dopo un lungo restauro. Vi è raffigurata una ‘Madonna con bambino’ con alcuni santi (Biagio, Gualberto e Benedetto). In altre vetrine si trovano una serie di oggetti quanto mai eterogenea: il bastone di San Gualberto, suppellettili liturgiche ed il reliquiario che, secondo la leggenda, conterrebbe il braccio di San Giovanni Gualberto. 
  • CIRCUITO DELLE CAPPELLE DI VALLOMBROSA. E’ una bellissima camminata nella Foresta di Vallombrosa che si snoda per quasi 5 km tra tabernacoli, cappelle e luoghi legati alla vita di San Gualberto. Si percorre in due o tre ore a seconda della velocità del passo e dell’allenamento. In questi luoghi fede e leggenda si mescolano alla tradizione, come nel caso del masso di San Gualberto, che avrebbe protetto il Santo dalle tentazioni del diavolo. Seguendo la cosiddetta Scala Santa, un percorso a gradoni, si arriva al Paradisino, un punto panoramico dal quale si gode una vista meravigliosa del contesto monastico e dei boschi che lo circondano. Fate una sosta anche al ‘Faggio Santo’ che, con le sue fronde sarebbe stato il primo rifugio utilizzato a Vallombrosa da San Gualberto. 
  • CENTRO VISITE DI VALLOMBROSA. Si trova accanto all’Abbazia ed oltre agli spazi espositivi interni, offre la possibilità di effettuare l’escursione all’Arboreto di Vallombrosa. Si tratta di una superficie di ben nove ettari dove è contenuta la più importante collezione di piante d’Italia: ce ne sono più di 1800 per la maggior parte esotiche. Da non perdere anche il Museo ‘dendrologico. Per chi non ‘mastica’ di botanica si tratta di una raccolta di semi delle piante presenti in zona. Nell’Orto botanico di Vallombrosa sono, invece, raccolte ben 250 specie tra erbe aromatiche e medicinali. Sia l’arboreto, che l’orto botanico sono sempre stati utilizzati dagli studenti di Scienze Forestali che trascorrono qui periodi di studio e ricerca. 
  • ANTICA FARMACIA DI VALLOMBROSA E LIQUORERIA: Non vorrete mica visitare un monastero senza portarvi a casa un liquorino? Non fateci rimanere male i fraticelli che mettono tanto impegno e passione nel produrre i prelibati elisir. E qui ne trovate uno davvero speciale: il ‘Dry Gin di Vallombrosa’, prodotto esclusivamente con bacche di ginepro locali. Assolutamente da provare. Nell’Antica Farmacia potrete fare anche altri acquisti come creme, caramelle, miele, cioccolato e soprattutto il fantastico olio balsamico. 

Allora, siate sinceri, non vi è venuta voglia di immergervi nella rilassante atmosfera del Monastero di Vallombrosa? Certo la sua vocazione principale è quella della preghiera e del raccoglimento, ed alla luce della fede questo luogo assume sicuramente una valenza decisamente mistica. Ma una visita a Vallombrosa regalerà a tutti, credenti o no, almeno il desiderio di rallentare un attimo. Diventa spontaneo fermarsi: in chiesa, sotto l’ombra di un abete, sdraiati sul prato mentre si guarda il cielo o mente si contempla il panorama dal ‘Paradisino’. Tra la bellezze delle opere d’arte e quelle della natura, il vostro soggiorno in Toscana, passando anche solo qualche ora a Vallombrosa, vi regalerà preziosi momenti di tranquillità. Vi ricaricheranno come niente altro. Godeteveli e basta, allo stress ci penserete un’altra volta.