Vinci

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Il comune di Vinci in Toscana si trova in provincia di Firenze, ad un’ora di strada ad ovest del capoluogo ma solo ad una dozzina di chilometri a nord di Empoli. La sua frazione di Anchiano diede i natali ad uno dei più eclettici, geniali e talentuosi uomini della storia, Leonardo, e qui abbiamo già risolto cosa vedere a Vinci: la città dedica infatti la sua principale ed esclusiva attrazione, il Museo Leonardiano appunto, al suo grande talento. Leonardo da Vinci nacque qui, figlio illegittimo di Piero da Vinci e Caterina, nell’aprile del 1452 e tutta la Toscana si fa vanto di questo piccolo angolo di se situato alle pendici del Montalbano

La storia di Vinci gira intorno alla dominazione del suo Castello dei Conti Guidi costruito vicino all’anno Mille, nell’album 'Vinci foto' di solito è la prima. Già qui vi sarete smarriti visto che di Castelli dei Conti Guidi ve ne sono parecchi in giro, ebbene anche questo è uno di quelli, insomma stessa famiglia. I Guidi furono una casata che dominò su larga parte dell’Italia centrale fra Ravenna, la Toscana e l’Emilia dal X secolo in poi. Il suo fondatore, però, tale Tegrimo, pare nel 924 fosse abitante in Pistoia, poco lontano da Vinci, e che i possedimenti romagnoli gli fossero arrivati per matrimonio di nobildonna di colà. I primi possedimenti furono proprio quelli toscani, fra questi, ci sarebbero quelli di cui si parla qui.

Il Castello di Vinci, detto anche 'la nave' per la sua costruzione allungata che, con la torre centrale, lo fanno sembrare una barca a vela, rimase ai Guidi fino al 12 agosto 1254, quando Vinci divenne fiorentina e ne seguì tutte le vicende. La sottomissione a Firenze portò quindi al Castello di Vinci una serie di scorribande di peso. Nel 1315 Uguccione della Faggiola lo conquistò e ne scacciò per un breve periodo i fiorentini. Ritornata a questi ultimi, la cittadina subì gli attacchi di Castruccio Castracani fra il 1320 ed il 1326 e, a testimonianza che non tutti gli inglesi che hanno girato in Toscana sono amanti della natura, del buon vino e delle passeggiate ristoratrici, Vinci fu attaccata anche dal famoso condottiero britannico John Hawkwood, a quel tempo al soldo della Repubblica di Pisa, era il 1364.

Risolto il tema 'Vinci - cosa vedere', questa storia così movimentata già racconta perché bisogna visitare Vinci.

Vinci e Firenze non è però un binomio che procura al piccolo centro del Montalbano chissà quale floridezza. Vinci era e rimane nella storia un centro agricolo, diventato comune nel 1372, accorpato con Cerreto Guidi nel 1424 con quest’ultimo che assume molto lentamente la guida di tutto il territorio fino a quando, nel 1772, prende definitivamente il sopravvento. Nel 1774 Vinci non è più nemmeno un comune. E’ la memoria di Leonardo che consiglia al Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi nel 1954 di attribuire a Vinci autonomia amministrativa e, addirittura, di conferirle il titolo di 'Città'.

Leonardo nacque a Vinci ma, all’età di otto anni, si trasferisce con la famiglia a Firenze: il padre vuole che segua le sue orme e faccia il notaio ma, fra il 1464 ed il 1469, il nostro genietto entra a far da apprendista niente meno che nella bottega di Andrea del Verrocchio. Come da costumanza in Firenze per coloro che esercitano arti e mestieri nel 1472 Leonardo è già registrato alla Confraternita dei Pittori e, a quel tempo, è già da un po’ che frequenta casa de i Medici, insomma il ragazzo sta ai piani alti... Nel 1482 Lorenzo de Medici lo manda a Milano alla corte di Ludovico il Moro e, nella lettera di presentazione di Leonardo, il capo di Firenze espone al nobile milanese le abilità architettoniche del ragazzo, quelle di ingegneria militare, di scultore e via così.  Detto questo, comprenderete l’ilarità di chi vi sta raccontando questa storia quando, leggendo le biografie più ufficiali del Leonardo, scova che Leonardo alla corte del milanese era stato invece incaricato di organizzare…le feste! Allora le prime tre cose che ci vengono in mente sono: o Lorenzo il Magnifico scriveva come un somaro, o Ludovico non sapeva leggere o Leonardo da Vinci era un vero mattacchione.

Comunque a Milano Leonardo la carriera la fa eccome. Moltissime le sue opere in questo periodo: ‘L’Ultima Cena’ al Refettorio del monastero domenicano di Santa Maria delle Grazie viene realizzata fra il 1495 ed il 1498. Nel 1499 abbandona Milano conquistata dai francesi e nel 1500 torna a Firenze. Successivamente è al servizio dei Borgia, lavora con Michelangelo al dipinto del 1503 “la Battaglia di Anghiari” nel Salone dei Cinquecento a Firenze, gira l’Italia fra Milano, Roma e Firenze realizzando le sue opere - ora soprattutto di ingegneria civile - e presentando le sue innumerevoli invenzioni. Nel 1515 in un viaggio a Roma il Re di Francia Francesco I lo invita a trasferirsi da lui, Leonardo accetta e va a vivere con alcuni suoi discepoli nel castello di Cloux presso Amboise, dove muore il 2 maggio del 1519 e dove è tutt’ora sepolto.

E’ vero, lo avete capito, non è stata Vinci il fulcro della vita di Leonardo ma la sua città natale ha saputo raccogliere il suo spirito di inventore, ingegnere, creativo, visionario del futuro in una vera opera d’arte che è il Museo Leonardiano di Vinci.

Questo museo e tutta Vinci, come vedremo, sono ispirate da una grande intuizione: al rapporto passato-futuro, con soluzioni a volte volutamente high-tech. Vinci, per vivere le opere futuribili del suo Leonardo, ha realizzato piazze, stradine e punti di incontro con i suoi visitatori in stile moderno, modernista e fortemente tecnologico. Ad esempio la Piazza Guidi, antistante l’ingresso al museo, dominata dalle sculture poliedriche ed astratte dell’artista contemporaneo Mimmo Paladino, opere luccicanti e moderne che ben rappresentano l’incontro fra l’oggi ed il Rinascimento leonardiano. 

Si sa che fareste magari il contrario, almeno per motivi logistici ma, se state puntando su Vinci quando ci arrivate vicini, passate oltre. Se venite da sud puntate verso la montagna, andate un paio di chilometri oltre la punta della nave, oltre il castello - tra l’altro quest’ultimo visto dalla strada è pure carino - ed entrate subito nel clima vinciano dirigendovi verso Anchiano di Vinci. Questa frazione si trova appunto poco più di due chilometri a nord-est del centro storico, il paesaggio è stupendo e, se è la stagione giusta, siete immersi negli ulivi e vi muovete su strade strette tipiche della campagna toscana. Eccoci, siete arrivati alla casa natale di Leonardo da Vinci. A cura del Museo Leonardiano, la casa è stata restaurata e sono stati introdotti alcuni accorgimenti che aiutano il visitatore ad entrare nel clima giusto: sarete protagonisti della applicazione 'Leonardo Touch', che consente di conoscere Leonardo pittore e, già che ci siete, salutatemi l'ologramma di Leonardo a grandezza naturale.

Vinci è un grande museo di Leonardo da Vinci, il Museo Leonardiano nasce come idea nel 1919 e si concretizza intorno a quella che è la sua filosofia attuale nel 1953, grazie alla donazione di una azienda internazionale del mondo della Information and Communication Technology: la IBM. Inizialmente il museo occupava solo il Castello dei Conti Guidi, dal 2004 la sua capacità espositiva si è ampliata al vicino Palazzo Uzielli ed ha trovato così un livello di affinamento della proposta museale che rende Vinci un punto da mettere assolutamente in lista nelle giornate fiorentine alla scoperta della Toscana più bella.

Il Museo Leonardiano è una grande esposizione di modelli e macchine frutto del genio del Leonardo ingegnere, architetto, scienziato ed inventore, è la scoperta del Rinascimento - periodo storico che ebbe il suo sviluppo proprio da Firenze - della sua vocazione all’innovazione e alla creatività.

La visita del museo inizia da Palazzo Uzielli con, al primo piano, le sezioni dedicate alla tecnologia applicata al tessile, le macchine da cantiere e gli orologi meccanici. Di particolare interesse per i più “votati al calcolo” lo studio vinciano della realizzazione della cupola del Brunelleschi a Firenze. Si passa poi al Castello Guidi dove, a piano terra, si trova la sezione dedicata alle macchine da guerra, all’architettura ed all’ingegneria. Nella sezione del volo trovate la famosa ala battente e poi i disegni dei meccanismi automatici, come quelli per far funzionare le campane. Si sale di un piano nella Sala del Podestà e si comincia con la grande gru, poi le sale della bicicletta, dell’ottica e delle acque con gli studi dedicati alla navigazione fluviale, quindi si passa alla sala dove trovate la proiezione di documentari e video sulle opera e la vita del genio del Rinascimento. Visto tutto? Allora adesso su per la torre del castello a godere della vista spettacolare sulle terre vinciane.

Seguendo le orme di Piazza Guidi nell’ottica di quella intuizione passato-futuro di cui si diceva è ora di farsi un giro fra le opere contemporanee che ospita il piccolo borgo storico di Vinci. In Piazza della Libertà, dal 2001, si trova l’opera “Il Cavallo di Leonardo” dell’artista americana di origine giapponese Nina Akamu, ispirata all’opera mai terminata di Leonardo per Francesco Sforza. Nella piazza alle spalle del museo trovate la scultura in legno donata dall’artista Mario Ceroli al Museo stesso ed intitolata “L’Uomo di Vinci” perché rappresenta il celebre Uomo Vitruviano di Leonardo. Fra il palazzo ed il castello su Via La Pira c’è la Chiesa di Santa Croce, dove si trova anche un fonte battesimale del Quattrocento. Dal 2010 questa chiesa ospita, ispirato a Leonardo, un ciclo scultoreo di Cecco Buonanotte uno degli scultori italiani contemporanei assolutamente più noti.

E’ sorprendente come Vinci abbia saputo raccontare la sua storia anche attraverso feste ed eventi che attraversano le sue strade. Tre su tutti.

Il primo è parte delle iniziative della Biblioteca Leonardiana, centro di lettura e conoscenza delle opere di Leonardo; dal 1960 questo Ente organizza, di solito nel secondo fine settimana di aprile, un incontro culturale chiamato 'Lettura Vinciana', ovvero la rivisitazione critica di una delle opere di Leonardo, a cura ogni anno di un diverso esponente internazionale della cultura e/o del mondo cattedratico nonché profondo conoscitore di Leonardo. Questo appuntamento si inserisce generalmente nel quadro delle Celebrazioni Leonardiane che vengono organizzate proprio fra la metà di aprile e la fine di giugno.

E’ però la 'Festa dell’Unicorno' di Vinci l’appuntamento più intenso ed originale. Si svolge dal 2004 nella seconda metà del mese di luglio ed è una tre giorni dedicata al mondo fantasy che invade le vie di Vinci con colori e costumi, con elfi, folletti, cavalieri del mondo Hobbit, personaggi dei fumetti di avventura che circondano la vita del paese. Per le strade di Vinci in quei giorni si svolgono contest e concerti musicali assolutamente tematici, ci si immerge nel Vicolo della Paura, si assiste alla Disfida di Arti Magiche passando dal fantasy più tradizionale ai comics per arrivare al mondo Yu Gi Oh fino ai Cosplay. La festa registra ogni anno il record di presenze, ben oltre i venticinquemila accessi in tre giorni, ed è un vero raduno per gli amanti del genere e per moltissime famiglie e ragazzi di tutte le età.

Il terzo appuntamento che vi segnaliamo è sicuramente il più importante per Vinci e per i suoi abitanti e, dopo Leonardo, è legato ad un pezzo di storia che Vinci si porta dentro ma che solo più recentemente ha ricominciato a riproporre prima di tutto a se stessa: il Volo di Cecco Santi.

La storia di questo Cecco (il panorama toscano è denso di storie di Cecco) va inquadrata nel XIV secolo e lo scenario sono le lotte fra guelfi e ghibellini che sconvolgevano Firenze e la Toscana. Cecco Santi era un cavaliere di ventura a guardia di Vinci che, per amore di una nobildonna, si fece corrompere dagli avversari assedianti per favorire la loro entrata in Vinci; scoperto venne condannato ad essere buttato già dalla torre del Castello dei Conti Guidi. Il Cecco chiese di bere, come ultimo desiderio, un buon calice di vino di Vinci, vino miracoloso perché il cavaliere traditore e donnaiolo riuscì a volare ed ebbe così salva la vita. La rievocazione, che è un rito propiziatorio per il raccolto della campagna vinciana, oggi si svolge nell’ultima settimana di luglio e consiste in un corteo storico in abiti medioevali per le strade di Vinci, il volo del fantoccio di Cecco Santi dal Castello ed uno spettacolo pirotecnico mozzafiato. In giro per Vinci poi la tradizione enogastronomica locale fa il resto. Di questa festa si ha notizia della prima edizione nel maggio del 1856 e si è certi che venne ripetuta fino ai primi del Novecento, fu poi ripresa nel 1935 poi ancora interrotta e ripresa nel dopoguerra senza continuità. La Toscana è terra di gente tenace e molto legata alle sue tradizioni ed è così che i vinciani sono riusciti a inserire 'Il Volo di Cecco Santi' nuovamente e stabilmente nel loro calendario nel 1989 con accorgimenti scenografici sempre crescenti ed affascinanti.

Si è parlato di Vinci e vino, il calice di Cecco Santi era in effetti miracoloso? Evidentemente dalle parti di Vinci la cosa funziona ancora perché la produzione dei rossi DOCG di Chianti, Chianti Montalbano e Vinsanto è quella DOC dei bianchi e degli IGT ha in effetti del 'prodigioso' e si inserisce perfettamente nel contesto vincente della vasta cultura chiantigiana che percorre una vasta porzione della Toscana. A Vinci si produce anche un olio raffinato marcato 'Extra Vergine Toscano IGP'. Nel 2003 è nato il Consorzio Colline di Vinci che raggruppa produttori di vino e di olio del vinciano ed è anche strumento di promozione e diffusione del prodotto. Il Consorzio organizza anche visite presso le aziende agricole associate con degustazioni di vino guidate e di olio. Esplorate sul web il suo fitto programma o fatevi sentire, ne vale la pena!

Vinci è un contesto di piccole dimensioni che fa cose grandi e si fa attraversare dalle iniziative più diverse: dal mondo high-tech alla fantasy, dalle macchine geniali di Leonardo ai prodotti della terra salvifici del solito Cecco toscano, è un centro che ha voluto coniugare Rinascimento ed arte contemporanea, il tutto con un risultato finale certamente coerente ed avvincente.

Vivere Vinciha esattamente questa dimensione tutta toscana eppure molto originale, ma è chiaro a chi la attraversa che le macchine di Leonardo sono le vere protagoniste, quasi le artefici di tutto questo connubio. Benvenuti a Vinci.