Santa Fiora

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Proprio lì, aggrappata alla roccia di trachite, alle pendici del Monte Amiata, Bandiera Arancione del TCI è punto orientale della provincia di Grosseto. Là dove la storia lo avrebbe voluto amico o succube di Siena questo paesino di Toscana, oggi magari piccolo e docile, è stato invece dominatore sull’area circostante. A quasi 700 mt s.l.m. il Comune di Santa Fiora torreggia sulla valle del fiume Fiora, per questo forse è rimasta Contea libera fino alla seconda metà del Seicento. A Santa Fiora, cosa vedere?

Il suo toponimo appare in documenti datati 833 d.C., poi ancora nel 890 d.C. si trovano riferimenti a Terra Sancte Flora, quindi nel 1084 è elevata al rango di Villa e si racconta dei suoi cento poderi, e nel 1141 si parla del Castello di Santa Flore. Ecco Santa Fiora, un borgo nato e cresciuto proprio sulle fortune del suo castello, ancora oggi è divisa in terzieri: nei secoli ha raccolto con sè gran lignaggio, dagli Aldobrandeschi agli Sforza, quindi una storia di cappa e spada e poi le miniere di mercurio che hanno attraversato l’Ottocento ed il Novecento, quindi il turismo di oggi e la musica. 

 

SANTA FIORA E LA MUSICA sono un binomio da attraversare con attenzione. Partiamo proprio dalla musica perché la rassegna ‘Santa Fiora in Musica’ è un evento davvero importante in Toscana. Nata all’inizio del secondo millennio, il Festival Internazionale Musicale di questo Borgo amantino ha per assoluti protagonisti gli strumenti musicali. La rassegna comincia verso la metà di luglio e corre dritta fino alla fine di agosto con più di venti appuntamenti che si svolgono a turno nelle varie piazze del paese o all’Auditorium della Peschiera. In questa selva di incontri musicali contraddistinti dalla partecipazione di professionisti di alto livello si alternano serate jazz, concerti barocchi, quartetti fusion o concerti per solo violino e pianoforte, Mozart o Street Band, Shumann o etnica, esibizioni poli-strumentali per specialisti, vocalist ed anche bande musicali di altissimo livello. Quasi tutti i concerti sono ad ingresso gratuito.
Il programma di Santa Fiora in Musica è ricchissimo ma soprattutto non manca la sezione Masterclasses che fa di Santa Fiora un punto di aggregazione per musicisti; in quel periodo nel Comune di Santa Fiora sul Monte Amiata, si svolgono corsi di primo livello dedicati al canto o a strumenti specifici: ottoni e percussioni, violino, arpa ed altri. Ogni anno ha la sua musica ed i suoi mezzi di espressione.
Se vi piace la musica, la prossima estate fate una capatina a Santa Fiora: gli eventi non mancano di certo!

 

LA STORIA DI SANTA FIORA (Grosseto) racconta della casata degli Aldobrandeschi che, decisi a contrastare il potere della Abbazia di San Salvatore, ne fanno il Castello egemone nella zona; Ildebrando Settimo Novello degli Aldobrandeschi, signore di Santa Fiora, riceve da Federico i Barbarossa nel 1164 addirittura il potere di stampare moneta nel nome del castello amiatino. La avversione contro San Salvatore fa meritare agli Aldobrandeschi di Santa Fiora la citazione del Dante Alighieri che trova proprio uno di loro ad accoglierlo alle porte del Purgatorio (Io fui latino e nato d'un gran tosco: Guglielmo Aldobrandesco fu mio padre; Non so se 'l nome suo già mai fu vosco).  

E’ del 1251 la prima alleanza di Santa Fiora con Siena contro la guelfa Firenze fino a che, poco più di una quindicina di anni dopo, il centro del famoso Palio volta le spalle alla cittadina sul Monte Amiata dando inizio ad una rivalità che immediatamente culmina - siamo nel 1300- con una grande battaglia campale in cui Santa Fiora sconfigge pesantemente Siena, ma che poi dura fra dispetti, scaramucce e finti amori, quasi un paio di secoli. E’ il 1439: una mancanza di discendenza maschile diretta ed il legame tra l’ultima signora del Borgo, Cecilia degli Aldobrandeschi, e Bosio I Sforza, nipote del celebre signore di Milano, fa sì che la famiglia longobarda ceda il suo potere su Santa Fiora ad altra nobile casata. Il Cinquecento è periodo di grande splendore per gli Sforza a Santa Fiora in Toscana poi, nel 1632, la famiglia Sforza cede, per circa 460.000 scudi, la terra di Santa Fiora a Ferdinando II de Medici dei quali diventa poi feudataria. Un matrimonio ‘interessante’ nel 1674 lega gli Sforza di Santa Fiora con la nobile famiglia romana dei Cesarini: la casata diventa così Sforza-Cesarini e nel 1678 lascia il Borgo toscano per andare a vivere a Roma. La storia di dominio e di splendore di Santa Fiora finisce così. Dapprima il paesino è un’interessante ma non più centrale cittadina del Granducato di Toscana ma poi, con l’Unità d’Italia, si scopre una sua nuova ricchezza che ne traccerà la storia di lì ad un secolo: le miniere di mercurio.
Santa Fiora dedica alla sua storia di attività mineraria un bel museo nella centralissima Piazza Garibaldi proprio a fianco del Municipio: Il Museo delle Miniere del Monte Amiata (conosciuto come Parco Amiata).

I ricchi giacimenti di cinabro della zona del Monte Amiata, fecero di questo Borgo medioevale un centro minerario di importanza strategica. Dal cinabro, detto anche solfuro di mercurio, si estrae infatti il mercurio del quale, fra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, si cominciavano a scoprire i molteplici usi: in farmacia e nella medicina, per gli strumenti di precisione nonché per l’industria bellica. Il museo vuole testimoniare la storia delle miniere e soprattutto il grande sacrificio dei minatori perché, come scrisse Ernesto Balducci (1922 – 1992), fine scrittore ed intellettuale del Novecento, nativo proprio di Santa Fiora, ‘in quel piccolo mondo di sofferenze e di ingiustizie splendeva una luce di umanità che è forse quella di cui abbiamo bisogno per costruire il futuro’. Il Museo è molto interessante: strumentazioni, metodi e percorsi di scavo, oggetti, indicazioni sulle tracce delle Miniere sparse sul territorio del Monte Amiata ma, soprattutto, qui pulsa la vita di queste zone, la fatica ed il pericolo, i volti delle persone e delle famiglie che da queste miniere trassero forza e seppero crescere insieme.

 

SANTA FIORA: IL COMUNE E’ SUDDIVISO NEGLI ANTICHI ‘TERZIERI’: Castello, Borgo, Montecatino, cosa vedere a Santa Fiora segue il loro percorso. Vediamo insieme queste tre suggestive zone: arrivando nel paese da nordest, sia accede da Via Roma direttamente nella bella Piazza Garibaldi, quella del museo.

  • Terziere del Castello. E’ il punto più antico, centro del mondo aldobrandesco e del domimio Sforza. Nella piazza, le Torri del XIII e XIV secolo, il Palazzo Pretorio ed a fianco il Palazzo Sforza-Cesarini, imponente opera del 1575, costruito dove in origine c’era la Rocca degli Aldobrandeschi, sede del potere della Contea di Santa Fiora. Proseguendo dritti e superando le Scalette del Diacceto si spunterebbe su Via della Ripa, luogo rinascimentale suggestivo e panoramico: se ci fate un giro poi tornate indietro, girate a destra ed imboccate Via Carolina, unica via capace di attraversare tutti i terzieri. Su questo cammino trovate la Chiesa del Suffragio - inizio della sua costruzione nel 1716 - poi, sulla sinistra dopo un breve passaggio, due piazze belle e suggestive del Terziere Castello: Piazza dell’Olmo, centro di amministrazione di giustizia nelle epoche trascorse, e Piazza San Michele con la statua del Santo (XVII secolo) bardato con spada sguainata. Proseguire verso Via delle Mura significa allontanarsi un po’ dal ‘Borgo’ ma la vista con parapetto che si gode da un piccolo slargo su questo angolo di Santa Fiora è davvero incantevole. Tornando su Via Carolina e proseguendo si arriva alla Pieve di Sante Flora e Lucilla, il monumento più importante di Santa Fiora risalente al 1142, che venne ampliata e modificata nei secoli: nel XV ci fu l’aggiunta della Cappella Sforza, nel 1792 furono aggiunte le navate laterali e, all’interno, le terracotte dei Andrea della Robbia realizzate fra il 1464 ed il 1490. Imperdibile. 
  • La discesa che segue su Via Carolina porta al Terziere di Borgo, vi si accede attraversando la porta medioevale ‘La Porticciola’, in fondo ad una bella strada lastricata la settecentesca Chiesa di Santa Chiara. Verso sud, proprio in fondo al Borgo lungo la Via Lunga, ecco la piazza chiusa dedicata al ‘Ghetto’: anche se le tracce della presenza ebraica sono praticamente sparite, è affascinante entrare fra pertugi e viuzze in Santa Fiora! Vale la pena perché poi quasi sempre, anche qui nel Ghetto, c’è un punto di osservazione mozzafiato sulla vallata. Scesi in fondo al Terziere di Borgo la Chiesa di Sant’Agostino: edificata nel 1309 racchiude opere del trecento, su tutti un grande crocifisso in legno ed il campanile, del XIV secolo, che vide la sua ultima ristrutturazione del 1681. 
  • Varcate la Porta di San Michele e siete nel Terziere di Montecatino, dove finalmente potrete soddisfare la vostra curiosità su quella grande vasca d’acqua che avete ammirato dai punti di osservazione della vostra camminata: siete alla Peschiera di Santa Fiora. Questo suggestivo e vasto specchio d’acqua costretto fra mura con una bella ed enorme fontana di raccolta finale, raccoglie le acque della fonte del Fiume Fiora; fu realizzato in epoca aldobrandesca e sotto gli Sforza era una vasca di allevamento di trote. I conti Sforza-Cesarini la restaurarono e rafforzarono nel 1851, da allora è il tratto caratteristico di Santa Fiora perché vederla fa un effetto… strano. Non mi viene di più, ma ci siamo capiti. Appoggiata alla Peschiera, la Chiesa seicentesca della Madonna delle Nevi: seduti sulla panchina davanti alla chiesetta, alzate lo sguardo ed il Terziere Castello è lassù, appoggiato al costone di roccia… che impressione! Bella Santa Fiora.

A Santa Fiora hanno mille motivi per andare orgogliosi di un sacco di cose oltre a quelle citate: per la loro ‘Castagna marrone dell’Amiata IGP’ con relativa festa in novembre, per l’olio d’olivastra saggianese DOP e per la varietà di funghi che gli appassionati del genere possono raccogliere nei suoi boschi (a tal proposito vi ricordiamo la Sagra del Fungo Amiatino nel mese di Ottobre).
Mappa di Santa Fiora alla mano, ci vediamo lì, sul ponte di Via Roma: si va giù insieme.