Collodi

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Collodi è il paese di Pinocchio ma non è solo questo: è uno dei borghi toscani assolutamente da visitare. Qui, la magia delle fiaba si mescola all’arte barocca di Villa Garzoni e del suo giardino e all’arte contemporanea del parco di Pinocchio.

Come arrivare a Collodi? E’ una frazione di Pescia, una piccola cittadina in provincia di Pistoia, che si raggiunge facilmente da molte delle principali mete turistiche della Toscana: Firenze (70 km), Viareggio (50 km), Pisa (45 km), Pistoia (30 km) e Lucca (18 km). Se andate in auto, una volta usciti dall’A11, a Chiesina Uzzanese, troverete cartelli stradali che indicheranno la direzione per Collodi. In treno potete scendere alle stazioni ferroviarie di Pescia o Montecatini e da qui, le navette che fanno regolarmente servizio per il parco, vi porteranno comodamente a destinazione. Informatevi sugli orari che possono variare a seconda della stagione.
Se avete voglia di spostarvi un po’, potete cogliere l’occasione al volo e visitare anche la Svizzera Pesciatina con le sue dieci Castella.

Pensate che il paese abbia preso il nome dall’autore de ‘Le avventure di Pinocchio’? Ebbene no, è esattamente il contrario! Carlo Collodi si chiamava infatti Carlo Lorenzini ma, in omaggio al borgo Toscano dove aveva passato parte della sua infanzia, decise di scegliere Collodi come nome d’arte. La madre prestava servizio a Firenze presso Marchesi Ginori, i quali permisero al bambino di ricevere un’ottima formazione scolastica. Come accadeva spesso a quei tempi, tale istruzione continuò in seminario anche se Carlo non prese mai voti. Andò invece a lavorare come commesso alla ‘Libreria Piatti’ di Firenze, della quale più avanti divenne addirittura proprietario. Fu forse proprio il contatto con i libri che accese la miccia del sacro fuoco della scrittura. Una passione che Collodi coltivò a tutto tondo: fu infatti anche traduttore, redattore e giornalista.

C'era una volta... Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno’. Un pezzo di legno che è diventato più famoso di molti re! Ma come nasce la fama del libro di Pinocchio? Fu su una rivista dedicata all’infanzia - ‘Il Giornale dei Bambini’ - che nel 1881 uscì il primo episodio della favola di Pinocchio, allora intitolata Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino’. E pensare che Collodi lo scrisse controvoglia e solo con la promessa che il lavoro gli fosse ben pagato! I primi episodi si conclusero con Pinocchio che moriva dopo essere stato impiccato dal Gatto e dalla Volpe. Il pubblico da casa, però, pur senza il televoto, trovò il modo di farsi sentire e Carlo Collodi fu costretto a continuare la fiaba con altri episodi e nuovi personaggi di Pinocchio: il paese dei balocchi, il burattino che diventa ciuchino e rischia di diventare pelle per tamburo, il pesce cane (che nella versione Disney diventa una balena) nella cui pancia incontra Geppetto, tanto per citarne alcuni. Fino al gran finale quando diventa un bambino in carne ed ossa, il falegname ritorna giovane e arzillo e la capanna si trasforma in una fantastica villa… e tutti vissero felici e contenti! Nel 1883  tutti gli episodi furono raccolti in unico volume e così inizio la storia di Collodi e Pinocchio… e che storia!

La favola è stata tradotta in ben 240 lingue e di film su Pinocchio ne sono stati fatti a centinaia: come non ricordare il Geppetto di Manfredi nel Pinocchio di Comencini o il recente Pinocchio di Benigni? Tra le versioni teatrali vale la pena nominare per la sua modernità avanguardista il Pinocchio di Carmelo Bene. E’ stata fatta anche una versione di Pinocchio di Walt Disney. Il burattino più famoso è diventato protagonista perfino di brani musicali: ne è un esempio l’LP ‘Burattino senza fili’ di Edoardo Bennato’. Ve la ricordate: ‘Quanta fretta ma dove corri dove vai? Se ti fermi per un momento capirai: lui è il gatto io la volpe siamo in società, di noi ti puoi fidar'...

 

COME INIZIARE LA VISITA DI COLLODI? Vi consiglio di partire proprio dal Parco di Pinocchio, ma prima, vorrei raccontarvi come è nato: la fama de ‘Le avventure di Pinocchio’ di Collodi era cresciuta così tanto che nel 1953, l’allora sindaco di Pescia, Rolando Ancilotti, decise di indire un concorso internazionale per realizzare un monumento in onore del burattino Pinocchio. I vincitori, scelti da una commissione di pittori, scultori, architetti e critici d’arte, furono ad ex-equo: Emilo Greco - lo scultore che creò la statua di Pinocchio e la fatina - e Venturo Venturini, che invece realizzò la Piazzetta dei Mosaici. Il parco vero e proprio fu inaugurato solo nel 1956 grazie anche ad una sottoscrizione degli studenti delle scuole elementari.

Un museo a cielo aperto. Quando visiterete il Parco di Pinocchio non aspettatevi il solito parco divertimenti fatto di attrazioni da luna park. E quindi, i bambini si annoieranno? Assolutamente no! Anzi, l’atmosfera fiabesca farà tornare all’infanzia anche voi! Appena entrati, superato il gioco degli scacchi, verrete accolti dal monumento di bronzo di Pinocchio e la Fatina inserito all’interno di un’incantevole area verde. Subito dopo, incontrerete il teatro dei burattini dove si susseguono spettacoli che attireranno l’attenzione dei vostri bambini… altro che cartoni animati! Oltrepassata l’area con la caffetteria, tavoli da pic-nic e alcune giostre ‘vintage’, entrerete nei carrozzoni della fata e di Mangiafuoco, carichi di burattini e costumi di scena. Questi, come un ponte magico, vi introdurranno all’area giochi di legno di Geppetto. Qui la sosta alla spassosissima teleferica sarà d’obbligo!
Proseguite poi per Piazzetta dei mosaici dove, sia sui muretti che sulla pavimentazione, sono riprodotte scene della trama di Pinocchio. Divertitevi a riconoscerle! Avete bambini un po’ più’ grandicelli che storcono il naso davanti a fatine e burattini? Niente paura! Portateli al nuovo percorso avventura compreso nel biglietto d’ingresso: una volta imbragati e muniti di casco, faranno un tragitto con tanto di passaggio sopra il fiume e tra gli alberi, terminando il percorso tra i pennoni e le vele della nave corsara. Per un po’ non li sentirete e magari ce la fate pure a prendere un caffè in santa pace!

A questo punto, seguendo il percorso indicato, vi troverete in un dedalo di sentieri costeggiati da boschetti di lecci e bambù e da siepi di bosso. Si tratta del Paese dei balocchi, un’area del parco completata nel 1972 che espone 21 opere dello scultore Pietro Consagra. Qui incontrerete tutti i personaggi principali della fiaba: passerete sotto le gambe del carabiniere, vi troverete al cospetto del grillo parlante e della fata bambina, vedrete il gatto e la volpe in prigione e potrete curiosare dalle finestre della casa della fatina di Pinocchio: al suo interno si vede Pinocchio malato che non vuole prendere la medicina. Più avanti, i conigli con la bara gli ricordano quale sarà la sua fine se non manderà giù l’amaro intruglio. In effetti l’autore di Pinocchio non ci andava giù per il sottile! Figuriamoci se avesse visto la zuccherosa versione del Pinocchio Disney! Di sicuro però, il grande pescecane del parco di Pinocchio gli sarebbe piaciuto: un gigante nero con la bocca spalancata e denti e lingua in bella mostra. Attenzione ai bimbi più piccoli, è molto probabile che si impauriscano! Dopo il primo impatto però, si divertiranno ad entrare dentro la bocca del pescecane, tanto non si chiude!
Terminate la vostra visita con un’attività antica che divertirà anche voi adulti: il labirinto! Il parco di Pinocchio a Collodi è talmente intriso d’arte che persino il ristorante - logicamente chiamato l’Osteria del Gambero rosso - è un opera degna di nota progettata dall’architetto Giovanni Michelucci e realizzata nel 1963.

 

COS’ALTRO VISITARE A COLLODI? Una volta usciti dal parco, fermatevi un attimo e guardate in alto sulla sinistra: vedrete un gruppetto di case rustiche che sembrano scivolare giù dal fianco della montagna e che sono trattenute da una sontuosa villa in stile barocco. Ecco cosa vedere: l’antico borgo detto Collodi Castello, la Villa Garzoni con l’annesso giardino e la Collodi Butterfly House. La magia di una piccola Versailles in Toscana: leggiadri voli di farfalle e moderni Edward mani di forbice.

  • Cominciamo dalla Villa che apparteneva alla famiglia Garzoni già nel 1366. Accquisì l’aspetto attuale, tipico delle ville Lucchesi, solo più tardi, nel 1633. La proprietà passò nel 1871 ai Conti Ardenghesca che, a loro volta, la vendettero. Con il suo intonaco giallo e le decorazioni rococò, la villa si staglia maestosa nel panorama di Collodi: essendo costruita su un terreno in pendenza, ha 3 piani a monte e due a valle ma solo il primo piano può essere visitato. Dopo la scala contornata da affreschi, si accede ad un lungo corridoio dove si affacciano varie stanze: la camera da letto della damigella, la biblioteca di stile impero, la camera rossa dove sembra abbia soggiornato addirittura Napoleone Bonaparte e le immancabili sale da Pranzo e da Ballo.
    Indubbiamente l’attrattiva più grande della Villa è il giardino all’italiana al quale si accede tramite una scala laterale. Anche questo era già presente nel 1633, ma fu ampliato nel 1652 e dotato dei tipici terrazzamenti. In seguito, grazie all’architetto Ottaviano Diodati, fu inserito un sistema idraulico che permise la realizzazione dei numerosi e spettacolari giochi d’acqua.
    La visita del giardino non può che iniziare dal parterre dove si viene accolti dalle statue di Pan Falutista e di Flora e dove si trovano anche due vasche arricchite da ninfee e da scenografici schizzi d’acqua. Altre due statue di Diana e Apollo introducono alla seconda parte del parterre dove, all’interno delle aiuole, sono rappresentate le insegne della famiglia Garzoni. Tutto il parterre è circondato da siepi di bosso potate secondo l’arte topiaria, l’arte di potare le piante conferendo loro le forme più disparate. Avete presente ‘Edward Mani di forbice’? Benché quest’attività fosse pratica già dai romani, nella zona di Pescia e Pistoia ci sono ancora molti produttori specializzati in questa forma d’arte del verde. Con tocchi sapienti delle loro forbici riescono a dare a bossi, tassi e ligustri la forma di automobili, animali e persino dinosauri. Ma torniamo a Collodi: dopo il parterre, attraverso una scalinata a doppia rampa decorata da un’imponente balaustra si accede al livello superiore. Nel ninfeo si trovano Nettuno ed i Tritoni con gli immancabili giochi d’acqua. Il secondo pianerottolo conduce da una parte ad una statua di Pomona, protettrice del giardino, e dall’altra ad un teatro di verzura fatto di siepi di bosso e adornato da statue delle Muse.  Si prosegue poi verso la statua di Fama con la cornucopia dalla quale sgorga l’acqua. Da qui partono altri due percorsi che portano ad un boschetto di bambù e ad un labirinto. Inutile dire che la vista del giardino dall’alto è semplicemente mozzafiato e vale la pena arrivare fino in cima… forza, non perdetevi d’animo!
  • Nel 2007 è stata inserita nel giardino ed inaugurata la Collodi Butterfly House, un edificio in pietra e cristallo all’interno del quale è stato riprodotto un tipico ambiente tropicale. Qui vivono circa 800 farfalle divise tra diurne e notturne che possono essere osservate in tutti gli stadi: uovo, bruco e crisalide. Un’esperienza davvero indimenticabile.
  • Se dopo aver visitato il parco di Pinocchio, la Villa ed il giardino Garzoni le gambe vi sembreranno di legno come quelle del burattino Pinocchio, non fatevi spaventare da chi vi dice che a Collodi Paese si arriva solo a piedi. Ci sono infatti delle navette che partono dall’entrata del giardino Garzoni: fanno solo il viaggio di andata ma in discesa si va meglio e ne vale veramente le pena! Inerpicatevi semplicemente tra le stradine, osservate le case rustiche di pietra, passate sotto gli archi che ne sorreggono alcune. Soffermatevi poi sugli edifici storici come la Chiesa di San Bartolomeo, che risale al XII come il resto del paese. Guardate giù da uno dei punti panoramici: rimarrete senza fiato! Sotto di voi vedrete anche il Pinocchio burattino di legno più alto del mondo: misura ben 16 metri e, voluto dalla Fondazione nazionale Carlo Collodi, è stato costruito in Svizzera da dove è arrivato nel 2009. Ambasciatore di tutti i bambini del mondo, sotto l’enorme cappello costudisce un appello per il loro diritto all’istruzione e alla cultura.

Bene… vi ho convinti a venire a Collodi? Arte barocca e contemporanea, natura, storia, letteratura, divertimento per grandi e piccini! Dite che ho esagerato e che non ho detto la verità?

Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! Perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte e le bugie che hanno il naso lungo...’. Aspettate un attimo… Ah ecco! Il mio naso è sempre della stessa dimensione, non è cresciuto, non ho detto bugie! Fidatevi, io vi aspetto a Collodi.