Castelfranco Piandiscò

Galleria

Castelfranco Pian di Sco è un comune del Valdarno che si trova in un’area suggestiva ai piedi del Pratomagno. E’ circondato dal tipico paesaggio toscano fatto di colline terrazzate ricoperte da olivi, di distese di vitigni,di boschi di faggio e in primavera, di un ‘mare’azzurro di ‘ giaggioli’ (iris). Ma la natura vi offre anche un altro spettacolo indimenticabile: le balze di Castelfranco. Visto poi che il Comune di Castelfranco Pian di Scò è stato formato nel 2014 dalla fusione di due comuni, rispettivamente Castelfranco di Sopra e Pian di Scò, voi non visiterete un solo borgo, bensì due! Arte, cultura, storia: tutto quanto sarà moltiplicato. E non tralasciamo i dintorni: come una scatola cinese, ognuno dei due centri saprà offrirvi percorsi interessanti ed eventi piacevoli. Senza considerare che, come si dice in gergo, qui siete ad un tiro di schioppo da Firenze (40 km) e da Arezzo (40 km). E se poi vi viene fame, lo sapete… in Toscana questo non è mai un problema! Mal che vada una ‘fett’unta’ la trovate sempre: se poi è condita anche con i fagioli zolfini ancora meglio!

CASTELFRANCO DI SOPRA: LE CAYMAN DEL 1300. Iniziamo dal nome che racconta una storia interessante. Alla fine del 1300 Firenze fece costruire il borgo che diventò una delle ‘Terre Nuove’, aree nelle quali si incentivava l’insediamento garantendo l’esenzione dalle tasse per dieci anni. Come diciamo noi toscani… ganzo! Sarebbe un meccanismo che funzionerebbe anche oggi. Ma torniamo al 1300: visto che il borgo sorgeva in alto ed appunto, era franco perché non si pagavano le tasse, veniva chiamato il ‘castello franco sopra Firenze’.

CASTELFRANCO DI SOPRA: STORIA. L’area era abitata già dagli Etruschi e successivamente dai Romani. Con la caduta del Sacro Romano Impero, la zona passa nelle mani dei Longobardi. Le prime attestazioni scritte risalgono al 220 d.C. e sono opera dei monaci vallombrosani. Nel 1299 viene fondato il borgo e, dopo il massiccio insediamento, l’ex ‘Terra Nuova’, nel XVII secolo, attraversa un periodo di notevole rinnovamento economico e sociale fino a passare sotto la provincia di Arezzo nel XIX secolo.

COSA VEDERE A CASTELFRANCO DI SOPRA. La prima cosa che vedrete arrivando è il biglietto da visita del borgo stesso: la torre cosiddetta ‘di Arnolfo’. Arnolfo di Cambio e Castelfranco di sopra sono infatti un connubio indissolubile: fu l’urbanista che, agli inizi del 1300, progettò il borgo. Fondamentalmente seguì l’impianto tipico del ‘castrum’ romano: quadrangolare con le strade a croce e la piazza al centro. Le quattro vie dritte e parallele sono le attuali via Veneto, via Roma, via Piave e via Cavour. Queste si immettono in Piazza Vittorio Emanuele dove si trovano i principali luoghi di interesse. Al tempo della sua costruzione, il borgo era circondato da mura con ben otto torri di cui quattro ai lati ed altre quattro centrali le quali, essendo aperte, fungevano anche da porte. Purtroppo ne è rimasta solo una, le altre sono tutte andate distrutte. La Torre di Arnolfo subì numerosi rimaneggiamenti: nel 1500 fu inserito l’orologio e nel 1600 una sorta di tettino di copertura che, per fortuna, è stato rimosso. Salendo sulla torre si può ammirare la campana ma soprattutto il paesaggio sottostante. Proseguendo si arriva in Piazza Vittorio Emanuele che a Castelfranco, come in ogni altro paese, è sia il cuore pulsante che il salotto buono! Sulla sinistra si vede il Palazzo Comunale, ricco di stemmi e fregi che ne testimoniano l’importanza storica. Poco più avanti, continuando lungo via Roma, si arriva al Teatro Comunale dedicato a Wanda Capodaglio, l’attrice che qui passò gli ultimi anni della sua vita. Inaugurato nel 1930, dopo un periodo di grande decadenza, a partire dai primi anni ’70 fu ristrutturato, rimodernato e valorizzato. Dal 1989 ospita una ricca stagione di prosa, una scuola di musica ed anche un cartellone di spettacoli per ragazzi.

Dagli edifici civili, passiamo adesso a quelli ecclesiastici… e vi assicuro che a Castelfranco la scelta è davvero ampia. Iniziamo dalla Chiesa di San Filippo Neri che si trova in Via Cavour. Fu costruita nel 1631 e dedicata ad un prete di origini fiorentine, Filippo Neri, che visse prevalentemente a Roma. Colpito dalla corruzione e dalla pericolosità della capitale si dedicò ai ragazzi di strada, radunandoli e passando del tempo con loro nel modo giocoso e allegro che lo contraddistingueva. Padre Filippo Neri fu, in pratica, l’inventore dell’oratorio inteso come centro giovanile parrocchiale. Visto che era originario di Castelfranco e da ragazzo veniva spesso in paese a passare le vacanze estive, fu una scelta naturale dedicargli una chiesa e proclamarlo addirittura Santo Protettore delle Terre di Castelfranco. La chiesa di San Filippo Neri, inizialmente aveva una sola navata ma successivamente ne furono aggiunte altre due. La facciata barocca in arenaria è caratterizzata da riquadri in intonaco bianco e dai timpani del portale e delle finestre. Al suo interno, sull’altare maggiore, potete ammirare l’estasi di San Filippo’, dipinto di Matteo Roselli.

Situata in una delle quattro vie centrali, via Piave, la Chiesa di San Tommaso a Castelfranco è un altro degli edifici ecclesiastici da non perdere. Esisteva già nel 1200 ma, nel XVII e XVIII secolo, fu restaurata. La facciata, ad esempio, risale al 1755 e anche il portale è del 1700; dello stesso periodo sono alcuni arredi come il crocifisso, il coro e l’organo. Nel 1882 fu aggiunto il campanile e nel 1892 la cappella del Santissimo Sacramento. Quasi davanti alla Chiesa di San Tommaso si trova l’oratorio del Santissimo Sacramento che, come si vede dalla data scolpita sul portale, fu costruito nel 1556. Ha pianta rettangolare, la navata è caratterizzata da capriate lignee colorate ed il presbiterio è sovrastato da una volta a crociera: l’altare in legno dorato è tipicamente barocco.

Poco fuori dall’abitato, troverete un’altra perla preziosa: l’Abbazia di San Salvatore a Soffena. Dal centro ci vogliono solo dieci minuti a piedi ma, se non avete voglia di camminare, potete raggiungerla in macchina o con uno degli autobus di linea.  Si trova in una posizione ideale essendo contornata da olivi e viti, caratteristici della vicina strada panoramica dei Sette Ponti. E’ la tipica pieve Romanica del Valdarno: ha la forma di un quadrilatero e un massiccio campanile in pietra. Benché il primo documento in cui viene citata risalga al 1014, sembra che fosse stata costruita 200 anni prima; la struttura attuale, a croce latina, risale al 1300. Gli affreschi che decorano l’interno hanno avuto una storia davvero travagliata: nel 1600 furono martellati per favorire l’intonacatura che li coprì. Quando furono scoperti furono staccati, restaurati, messi su appositi pannelli e rimessi nella loro posizione originale. Tra questi vale la pena citare la ‘Madonna con Bambino’ e i ‘Santi Pietro e Francesco’ di Paolo Schiavo nonché l’Annunciazione’ di Giovanni detto ‘lo scheggia’, fratello minore di Masaccio. Al cognato di Masaccio, tanto per rimanere in famiglia, sono invece stati attribuiti ‘La Madonna in Trono con il bambino’ ed i ‘Santi Lazzaro Michele Arcangelo. Sembra ci fosse anche un’opera robbiana ma fu  trafugata quando la chiesa, non ci crederete, venne utilizzata come fattoria e deposito agricolo.  Per fortuna nel 1963 fu acquisita di nuovo dal Comune e, grazie all’architetto Guido Morozzo, fu riportata all’antico splendore.

PIAN DI SCO’: STORIA. Si trova a circa 7 km da Castelfranco di Sopra e si estende per quasi 18 Km. Almeno fino al 1800, la sua storia è stata strettamente legata alla Pieve Romanica di S. Maria a Scò, costruita intorno all’anno mille. Durante il periodo della Signoria di Firenze, la Pievania di Santa Maria, un’istituzione simile alla moderna diocesi, comprendeva 13 chiese e ben due monasteri. Per contrastare l’egemonia delle famiglie dei Pazzi e degli Umbertini, Pian di Sco’ entrò a far parte della Lega di Castelfranco. Nel 1774, quando il Granduca Pietro Leopoldo soppresse le Leghe del contado, Pian di Sco entrò nella comunità di Castelfranco. Con il riordinamento che seguì all’occupazione napoleonica, Pian di Sco’ divenne nuovamente una comunità indipendente con il suo capo ed il suo consiglio. Nel 1963, la realizzazione della strada della ‘Castagneta’ e della ferrovia Arezzo -Incisa resero il comune sempre più collegato al fondo-valle.

COSA VEDERE A PIAN DI SCO’. La pieve si trova in cima al paese e, arrivando dalla strada, si vede la parte posteriore con i tre absidi ed il campanile snello. La parte anteriore è quella più antica, è di pietra arenaria con cinque archi e capitelli ben lavorati, mentre la parte posteriore è costruita con un pietrame di dimensioni più piccole e disposto in modo meno ordinato ed è, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, quella più moderna. L’interno dona immediatamente una sensazione di pace e tranquillità dovuta alla semplicità dello stile ma anche alla calda luce avvolgente che entra dalle due finestre laterali. Di particolare interesse sono le due file di capitelli dove, i primi tre di ogni lato, sono decorati con motivi di aquile e con volute annodate. All’interno, nella parte sinistra, si trova anche un affresco, purtroppo danneggiato, della ‘Madonna in trono’, alcuni bassorilievi a tema mariano ed un fonte battesimale in pietra arenaria.

Proseguendo sulla strada dei Sette Ponti dopo la pieve di Santa Maria, al bivio seguite la direzione per Menzano e dopo poco vi troverete nell’incantevole ‘Borgo di Casabiondo’ con la caratteristica cappella dell’Immacolata Concezione in stile barocco. La facciata è caratterizzata dall’inconfondibile profilo a zig-zag e termina con un timpano a due volte coronato da due pinnacoli e da un lanternino. Se volete, potete proseguire ancora per l’area archeologica del Poggio alla Regina: si tratta di reperti di un insediamento fortificato divenuto un laboratorio sperimentale di archeologica, un cantiere didattico e, nel periodo estivo, è meta di interessanti visite guidate.

FRAZIONE DI FAELLA. E’ una frazione di Pian di Scò dove si manifesta uno dei fenomeni geologici più interessanti di tutta la toscana: le balze o ‘calanchi’ ovvero formazioni di sabbia, argilla e ghiaia stratificate e alte un centinaio di metri. Uno spettacolo indimenticabile: vi sembrerà di essere nel Gran Canyon!

EVENTI CASTELFRANCO PIAN DI SCO’. Vi chiederete qual è il periodo migliore per visitare la zona, magari approfittando di qualche evento? Tutte le stagioni sono buone, perché, da queste parti, c’è sempre un buon motivo, sacro o profano, per organizzare una festa di paese! Partiamo dal sacro: il 26 dicembre a Pian Di Sco’ il ‘presepe vivente’ vi incanterà: oltre alla natività, potrete ammirare le botteghe ed i mestieri di una volta. Sempre a Pian di Sco’ a Novembre si tiene ‘La Festa dei Cento ceppi’ che riprende una tradizione dei boscaioli. Questi, per scaldarsi ed illuminare i loro paesi, accendevano fuochi nei ceppi degli alberi e così quel giorno viene fatto a Poggio Loro. A maggio a Castelfranco si tiene una festa dal nome curioso: ‘La festa della grandine’: viene organizzata una processione a seguito delle reliquie di San Filippo per ringraziarlo della protezione da malattie e calamità come, appunto, la grandine. Da non perdere anche l’Infiorata di Castelfranco di Sopra che si tiene per il Corpus Domini. Terminiamo con ‘la festa del perdono’, tipica di molti borghi del Valdarno. Si celebra in ricordo di una sorta di ‘pacifisti’ di un tempo che, per combattere le violenze, camminavano per i paesi con vesti bianche fustigandosi. A voi, però, non toccherà nessuna penitenza. La pace dell’animo e l’armonia con il prossimo la sperimenterete sicuramente dopo aver mangiato i genuini prodotti locali e soprattutto dopo aver bevuto del buon vino. Qualche esempio di leccornie: i fagioli zolfini dalla buccia finissima conditi con l’olio di Reggello, il prosciutto di Pratomagno e la ‘tarese’, una pancetta che si trova solo in quattro macellerie della zona. Volete sapere quali? Non ve lo dico! Noi di toscanainside.com ci teniamo a farvi divertire: buona caccia al tesoro!