Bolgheri

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Il Comune di Castagneto Carducci è un vasto territorio nel centro della provincia di Livorno, il capoluogo è su una collina da dove si vede il mare delle sue frazioni di Donoratico e di Marina ma, prima di tutto, Castagneto Carducci è Bolgheri. Resa immortale dai versi del poeta Giosuè Carducci dedicati ai suoi cipressi e all’oratorio di San Guido, famosa nel mondo per il suo vino, il rosso di Toscana distinto ed elegante, Bolgheri è anche, nel mondo del vino ed in genere nel mondo che ama il gusto italiano, un nome su tutti: Sassicaia.

Bolgheri deve moltissimo del gran pregio che le viene riconosciuto a due grandi uomini, un grande poeta ed un nobile uomo del Novecento, due personaggi che sono stati fondamentali per la Bolgheri che oggi visitiamo, il percorso 'cosa vedere a Bolgheri' lo hanno praticamente realizzato loro. Il primo scrisse di Bolgheri in modo indelebile il secondo “inventò” il vino Sassicaia, fondò a Bolgheri una scuderia per cavalli di razza, a Bolgheri realizzò una delle prime grandi Oasi naturalistiche private italiana. Il primo è Giosuè Carducci ed il secondo Mario Incisa della Rocchetta.

Diamo la precedenza al poeta. Giosuè Carducci nacque a Pietrasanta, pisano or dunque, nel 1835, fu insignito del Nobel per la Letteratura nel 1906, morì a Bologna nel 1907. Visse a Bolgheri da piccino, dieci anni intensi, una vita difficile con papà Michele e soprattutto con l’amatissima nonna Lucia, crebbe da toscanaccio quale era, tanto ribelle quanto vero, amante della natura e dell’arte di raccontarla, Bolgheri lasciò in lui un segno indelebile e lui lo lasciò a Bolgheri scrivendo nel 1874 quei versi intitolati “Davanti a San Guido”, pubblicati solo nel 1887 nella raccolta “Rime Nuove”, che hanno dato a questo piccolo borgo una notorietà altrimenti impossibile: “I cipressi che a Bólgheri alti e schietti/ van da San Guido in duplice filar/ quasi in corsa giganti giovinetti /mi balzarono incontro e mi guardar…..”.

Usiamo le coordinate del poeta per arrivare al Castello di Bolgheri ed allora provenendo da nord sulla Aurelia Vecchia, dopo lo svincolo per Marina di Bibbona, vedrete sulla vostra destra un piccolo oratorio ottagonale, e lui! E’ l’Oratorio di San Guido, edificato nell’anno 1703 per celebrare il Santo Guido Eremita, pisano, spirato poco più avanti, a Donoratico nell’anno 1140, da sempre molto venerato in zona. In verità l’Oratorio si trova un po’ prima del Viale dei Cipressi che invece troverete sulla sinistra, concediamo pure questa geo- licenza al poeta, ora date un’occhiata al viale: questo già di per se è un ottimo motivo per essere arrivati fino a qui. Sono cinque chilometri di viale alberato, tutti cipressi su una strada dritta, un rettilineo che vi lascerà a bocca aperta e che, al suo termine, vi porterà a passare la porta del Castello di Bolgheri, bello e imponente. L’ultima ristrutturazione è datata 1895 ma il Castello, di grande effetto la sua torre merlata, è del Cinquecento, fu edificato dai Conti della Gherardesca, nobile famiglia pisana di origine Longobarda che fu protagonista anche della storia di Pisa e di Volterra circa dall’anno Mille. Questo Castello ha incluso sia il Palazzo Gherardesca del 1700 sia la chiesa romanica dedicata Ai SS. Giacomo e Cristoforo la cui ultima ristrutturazione è del 1902.

Abbiamo oltrepassato la porta del castello, la passeggiata per la piccola Bolgheri è deliziosa, fra osterie, enoteche e botteghe artigiane il borgo è ancora intatto, un gruppo di palazzi e case su vie lastricate di sapore medioevale immerso nel verde del digradare delle Colline Metallifere, al centro della piazzetta la statua di Nonna Lucia a cui Carducci dedicò forse la parte più toccante di quella sua poesia:” …Di cima al poggio allor, dal cimitero / giú de' cipressi per la verde via/ alta, solenne, vestita di nero/ parvemi riveder nonna Lucia:/ la signora Lucia, da la cui bocca/ tra l'ondeggiar de i candidi capelli/ la favella toscana, ch'è sí sciocca/ nel manzonismo de gli stenterelli/ canora discendea, co 'l mesto accento de la Versilia che nel cuor mi sta/ come da un sirventese del trecento/ piena di forza e di soavità….”. Se la stagione è quella giusta e attraversando il paesello andrete verso il cimitero da Via dei Colli tornerete poi da Via del Poggio, fatevi allora un giro in mezzo ai vigneti ed agli uliveti, un momento rilassante e pulito come solo la natura che dà frutto riesce ad essere.

Siete tornati indietro, appena usciti dal Castello, puntate verso l’Aurelia, subito sulla sinistra e poi tutto intorno c’è Tenuta San Guido, la storia della Bolgheri d’Eccellenza comincia tutta lì. Già che ci siete entrateci o almeno provateci, sarebbe meglio prenotare prima, ci sono visite e degustazioni guidate e poi passeggiate e gite a cavallo. Bolgheri è Tenuta San Guido e sapete cosa trovate lì dentro? Per raccontarlo dobbiamo fare un cenno al secondo grande uomo della storia di questo piccolo borgo toscano.

Mario Incisa della Rocchetta nasce a Roma nel 1889, studia agraria a Pisa ed allora incontra Clarice Della Gherardesca, rampolla di notissima famiglia, discendente del Guido di cui l’oratorio ma anche del Conte Ugolino di cui i versi danteschi e di tutte le altre volte che avete trovato cotanto cognome fino a qui. Il Mario e Clarice convolano a nozze ed il nobile romano si trova fra le mani oltre alla sua smisurata passione per la natura, la sua intelligenza, il suo snobismo da primo Novecento anche, portata in dote dalla moglie, una tenuta da 600 ettari in quel di Bolgheri che si estende per 13 Km dal mare alla collina: Tenuta San Guido.

Il Mario è nipote del Leopoldo Incisa della Rocchetta, uno zio tosto che sapeva il fatto sui in fatto di campi e vigneti e che già nel 1862 aveva scritto un testo, cercate di cogliere la straordinarietà del fatto, sulle '105 varietà di uve, parte indigene e parte di origine straniera'. E’ forse questo stimolo familiare che porta Mario Incisa della Rocchetta a portare in Bolgheri impianti di vitigni francesi: Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc ed altri. All’epoca tutti lo avranno guardato straniti, ed effettivamente portare un vitigno di bordolese in Toscana non era cosa normale ma non sapevano che stavano assistendo alla 'nascita' di uno dei vini più costosi e raffinati del mondo: il Sassicaia. Quel genio del Mario pianta questi vitigni nella tenuta, in piano fin su sulla collina, a 300 mt s.l.m., alcuni di questi vigneti poggiano su un terreno pietroso e fatto di sassi da cui il suo nome, la prima bottiglia di Sassicaia prodotta è del 1944 ma la prima bottiglia di Sassicaia destinata alla vendita è del 1968. Nel 1978 il Bolgheri rosso Sassicaia diventa quello che è per tutti oggi perché la sua annata 1972 vince sorprendentemente una degustazione alla cieca contro gli altri migliori 32 Cabernet Sauvignon del mondo e porta Bolgheri sul tetto del wine-world. Il pregiato vino ha la sua denominazione “DOC Bolgheri Sassicaia” ed è l’unica DOC italiana riconducibile ad una unica cantina, Tenuta San Guido appunto.

Tenuta San Guido è però molto altro. Mario Incisa della Rocchetta nel 1932 fece società con un grande esperto di cavalli, Federico Tesio, sviluppò la Scuderia della Tenuta e vi allevò la famosa razza Dormello – Olgiata, fra i grandi successi del duo Tesio-Incisa uno dei cavalli più famoso di tutti i tempi: agli esperti in materia il nome “Ribot” dà un sussulto incontrollabile. La Tenuta è per questo tutt’oggi un centro di allevamento e di allenamento di cavalli purosangue, uno dei centri ippici più noti in Europa.

Mario Incisa della Rocchetta aveva anche, lo abbiamo già detto, una smisurata passione per la natura e così all’interno di San Guido fondò nel 1959 la prima oasi naturalistica privata, fu anche uno dei fondatori del WWF e primo Presidente della nota organizzazione. Oggi l’oasi di Tenuta San Guido è sotto la protezione del noto fondo naturalistico sotto il nome di Oasi WWF Padule di Bolgheri, dal 1977 in base alla Convenzione Internazionale di Ramsar, è Zona Umida di importanza internazionale; visitarla è una esperienza da fiato sospeso, per gli estimatori del genere va segnalato che è una delle aree di maggior impatto per il birdwatching.
Tutto questo è Tenuta San Guido: Mario Incisa della Rocchetta è morto nel 1983, la sua famiglia continua sulle sue tracce con grande successo.

Il percorso del vino a Bolgheri sarebbe però ancora lungo, il Bolgheri Rosso, il Bolgheri Rosso Superiore insieme ai bianchi con in testa il Bolgheri Vermentino, sono le specialità della “DOC Bolgheri”. Vini di altissimo livello che staccano decisamente dai più caratteristici sangiovese di Toscana (Chianti, Brunello e tutti gli altri). La denominazione di Bolgheri segue il Sassicaia nelle sue peregrinazioni nel mondo. Circa quaranta cantine sono associate nel Consorzio di Tutela Bolgheri DOC, la sua sede si trova sempre sul viale dei cipressi più vicino al castello. Potreste usare il consorzio come primo riferimento per visitare cantine in zona alcune delle quali organizzano visite ed ospitalità.

Torniamo sulla Aurelia Vecchia e facciamo anche un balzo frenetico ai giorni nostri. Insomma, il Viale dei Cipressi non sarà perfettamente davanti a San Guido ma davanti all’Oratorio ed a fianco del Viale c’è la Arena a cui è stato dato il nome indovinate di chi? Arena Mario Incisa della Rocchetta (o era lui o era Carducci, mica c’era tanta altra scelta, la botta di fantasia qui non è per forza contemplata). Trattasi di uno spazio-teatro per appuntamenti di spettacolo di portata internazionale, palco da grandi eventi ed oltre cinquemila posti in gradinata per grandi appuntamenti di musica, danza, teatro e cabaret che si susseguono ogni estate nel contesto speciale delle notti di Bolgheri. Tutto questo è 'Bolgheri Melody', l’estate di Bolgheri e forse la manifestazione estiva di maggior risalto della Costa degli Etruschi e, se siete da quelle parti, magari un ingresso lo strappate anche voi.

Rewind. Torniamo fra Il Castello ed il Consorzio e sulla sinistra trovate la Strada Provinciale Bolgherese, prendete quella per andare a Castagneto Carducci appuntamento tipico per chi mette al centro Bolgheri e poi aspira ai suoi dintorni. Per arrivare a Castagneto sono una dozzina di chilometri fra ulivi e poderi, aziende di agriturismo e qualche cantina, arrivati a destinazione scoprirete il fascino del borgo di Castagneto,  decisamente gradevole da visitare. Fra strade lastricate e piccoli viottoli si passeggia fino al Castello del Settecento, ovviamente appartenuto ai conti della Gherardesca, dal quale si gode di una vista considerevole. In Via Carducci n°2 c’è il Museo Archivio Carducci, al civico 59 Casa Carducci. Tutto da visitare per fare un salto nelle cultura del Novecento.

Enologia… cultura… Castagneto…., già, chissà se da Michele Satta fanno ancora Semetipsum, incontro direttamente in cantina fra musicisti in concerto ed il magico Bolgheri Rosso dei Satta. Chissà in quante altre cantine dei dintorni hanno in scaletta eventi di questo genere che ogni stagione è tutto un fiorire. Chiedere in giro e poi buttarsi che sono atmosfere davvero uniche.

Io ci andrei a piedi. Certo, ci vuole una bella giornata di sole ma io ci andrei a piedi. Dove? Al Castiglioncello di Bolgheri.  Circa a metà strada fra Bolgheri e Castagneto sulla strada Bolgherese trovate una deviazione che vi porta verso altra cantina fra le più note, Ornellaia. Questa cantina si trova nella località omonima al vino,  più probabile sia il contrario … ma mi prendo anch’io una licenza narrativa. Poco prima di arrivare a Ornellaia sulla sinistra trovate una strada che, cammina, cammina, vi porta al Castiglioncello di Bolgheri quasi a 400 mt s.l.m. Trattasi di intrigante piccolo castello a due ali con bastioni ed una torre datato 780 d.c., appartenuto ai Gherardesca fino al 1440. Ci dovreste andare anche solo per la soddisfazione di andare in un posto che non sia stato solo di quei longobardi lì. Dalla metà del Quattrocento il Castiglioncello fu infatti dei Soderini fino al 1665 e poi degli Incontri fino al 1801 quando… tornò in mano ai Gherardesca. Il castelletto, che anche vissuto dall’esterno avrebbe il suo perché, è quasi sempre chiuso, magari informatevi prima sulle condizioni stagionali di accesso.

Il bello di una visita a Bolgheri è la possibilità di spaziare dalla collina e tutti i suoi notevoli gadget al mare. Allora si torna in Aurelia e si va a Donoratico.
Donoratico oltre al mare ed alle belle spiagge offre una vicenda originale ed un contrappunto storico da vedere. Il paesino fu fondato nella seconda metà dell’Ottocento dal conte Guido Alberto Della Gherardesca (ma va là?) per ospitare i coloni ed ebbe notevole espansione nei primi nel Novecento. Il paesino si chiamava all’inizio Bambolo e solo nel 1938 le autorità cambiarono il nome in Donoratico appunto, dal nome del Castello medioevale che si trova lì vicino e che è proprio il posto dove vi si vuole mandare anche noi.

Il Castello di Donoratico, edificato non vi dico da quale famiglia ma vi dico solo di non avere troppa immaginazione, è del X secolo, distrutto nel XV secolo ne rimangono ruderi ed una torre che però si vede stagliarsi sopra una collina da molto distante. Il posto fu celebrato da Dante con il Conte Ugolino che si dice lo abitò ed anche dal Carducci in una delle sue poesie; nei dintorni necropoli e resti di civiltà etrusca danno il metro della profondità storica del bel paesaggio.

Basta così. Siamo tutti mezzi ubriachi? Storia, poesia, cavalli ed ingegno, vino e castelli, soprattutto vino.

Bolgheri è una realtà diffusa, una storia inebriante, sarà per i cipressi o per il Sauvignon, per San Guido o le colline o il mare. Bolgheri è un pezzo di Toscana che quando guarda dentro di sè si trova tanto straordinario Novecento, la raffinatezza e l’eleganza di tempi forse vicini eppure così incantati. E poi c’è quella poesia… “I cipressi che a Bolgheri alti e schietti ….. Mi riconobbero, e “Ben torni omai” Bisbigliaron vèr' me co 'l capo chino “Perché non scendi? Perché non ristai? fresca è la sera e a te noto il cammino”.