Anghiari

Galleria

La Battaglia di Anghiari è cosa del 1440 ma la bella città toscana, nei dintorni di Arezzo, a 30 chilometri dal capoluogo, deve la sua bellezza ad una storia ancor più antica. Visitare Anghiari (Ar) è per questo una cosa davvero originale perché dove si trova Anghiari si incrociano pezzi di storia che parlano dei Longobardi, della Signoria di Firenze e di Milano viscontea, immagini e scorci che portano al celebre Leonardo da Vinci ed al dipinto scomparso.
Anghiari è come una foto in bianco e nero di un evento straordinario: memoria e bellezza.

Tutto questo già a partire dal nome. “Anghiari” rientra infatti fra uno dei principali toponimi di origine longobarda che si trovano in Toscana, e deriva da “ango”, che significa uncino, gancio ma anche restringimento, strettoia, a rappresentare il fatto che questa cittadina della Valtiberina era via di comunicazione e quindi posto militare di controllo strategico fra la regione Toscana, l’Umbria e la Romagna, non a caso ricca di fortificazioni e castelli. Anghiari è longobarda ed il suo nome molto “lombardo”, visto che ha la stessa origine di quello di un altro paese che si trova però in provincia di Varese sulle rive del lago Maggiore: Angera.

Cosa visitare e cosa vedere ad Anghiari (Arezzo) è solo una questione di curiosità. Quello che potrete ammirare è il classico borgo toscano, pure Bandiera Arancione TCI e più bel borgo d’Italia, che va scoperto in passeggiata.
Il suo centro storico non è grande ma sicuramente denso di musei e palazzi, scorci e viottoli antichi, archi e muri di sasso, gradinate e viste dai bastioni anche, e non solo, sul campo della famosa Battaglia di Anghiari.
Il tutto è da fare a piedi e, più che gradevole, la cosa è affascinante perché il centro medioevale di Anghiari è davvero ancora meravigliosamente intatto.

Allora, siete arrivati fin quassù, a poco più di quattrocento metri sul livello del mare, fra la piana e la collina e magari ci siete arrivati dal lato orientale e avrete quindi già intravisto le imponenti mura duecentesche, esattamente edificate fra il 1181 ed il 1204: adesso, in Anghiari, avete il problema di entrarci!
Fin dal medioevo l’accesso era l’antica Porta di Sant’Angelo, situata proprio sul lato est, quello che guarda verso Sansepolcro, e questo accesso ha una sua vicenda tipicamente medioevale. La storia locale racconta di quando, nel 1450, gli abitanti sansepolcrini rubarono il 'catorcio', ovvero le chiavi della Porta Sant’Angelo. Si trattò di un dispettaccio, ai tempi era un vero grave affronto, che non fece altro che inasprire ancor di più i già complessi rapporti fra cittadini di Anghiari e Sansepolcro.
Se la rivalità più o meno cocente fra Anghiari e Sansepolcro dura tutt’ora la colpa è anche di un certo Federigo Nomi che, nel 1685, scrisse sulla vicenda un poema eroi-comico in rima suddiviso in ben quindici canti (ben 11.848 versi) intitolato appunto “Il catorcio d’Anghiari” che raccontava in maniera divertente screzi e vicende dei secoli trascorsi, con nomi e cognomi delle famiglie anghiaresi e sansepolcrine che vi parteciparono.

Detto tutto questo, per farvi partecipi del catorcio di Sant’Angelo e delle trovate del Nomi, adesso potete entrare ad Anghiari dal lato opposto…Non è uno scherzo, è proprio vero! E’ infatti sul lato ovest della città che si trova Piazza Baldaccio ed è qui lo snodo di congiunzione fra la città di Anghiari di fine Ottocento e quella medioevale e pedonale. Da questa piazza si entra verso il centro e, sulla destra, trovate la salita di Via Trieste, in fondo si vede la chiesa Prepositurale Insigne di Anghiari, Chiesa di S. Maria delle Grazie, con al suo interno dipinti del Cinquecento.
Se avete raggiunto la chiesa e ne siete usciti con pochi passi in salita potete rientrarci: nel farlo ammirate sopra di voi la Torre dell’Orologio. Fu costruita fra il 1234 ed il 1323, distrutta nel 1502 da Vitellozzo Vitelli capitano di ventura del tempo e ricostruita un secolo dopo, età a cui appartiene l’orologio.

Siete arrivati davanti al Palazzo Pretorio, che ora è il Comune. Si tratta di un palazzo del Trecento, con stemmi dell’epoca sul fronte, e lì dentro, nell’Archivio Comunale, trovate pergamene e scritti del Duecento. Se avete la passione andate e sbalorditevi!
Più avanti scendete sul Vicolo della Piazzola ed arrivate alla Badia, chiesa edificata dai Camaldolesi dal 1104, rifatta poi nel 1447, bellissima ma il tutto ci serve per farvi atterrare più sotto a mezzo stupende gradinate e caratteristici anfratti nel Borghetto.

Siamo nel cuore della storia di Anghiari e adesso potete raggiungere la Porta di Sant’Angelo ed avere accesso agli spalti delle stupende mura. Già fatto? Allora siete già vittime del classico giramento di testa tutto toscano da alta esposizione al fascino medioevale ma, siccome si sa, questo non basta mai, nel risalire entrate in Palazzo Taglieschi. Sorto verso la metà del Quattrocento dalla fusione di alcune case e torri medievali, grazie alla donazione fatta dai suoi proprietari allo Stato, negli anni Sessanta è diventato un museo. Il Museo di Palazzo Taglieschi contiene pezzi di gran pregio e, fra questi, opere di Andrea Della Robbia e di Jacopo della Quercia, celebre di quest’ultimo la Madonna di Anghiari del 1420.

Se il borgo di Anghiari vi sembrava piccolo per tutto questo sappiate che non è ancora finita e solo adesso viene il bello! Siete passati davanti alla quattrocentesca Chiesa di Sant’Agostino giù per Via Garibaldi? Allora adesso potete mettere definitivamente le tende in Piazza Mameli. Troverete davanti a voi il cinquecentesco Palazzo Marzocco, con al suo interno il Museo delle Memorie e del Paesaggio della Terra di Anghiari ed è qui il luogo più visitato di tutta Anghiari, in questo museo, è la sua sezione dedicata Battaglia di Anghiari.

Il borgo di Anghiari è già bello di per sè ma, diciamo la verità, molti lo snobberebbero non fosse stato luogo di cotanta tenzone: la Battaglia di Anghiari è infatti uno degli snodi centrali delle vicissitudini della Toscana, base indispensabile per il mantenimento della sua indipendenza nei secoli a venire. Era il 29 giugno 1440 e da tempo le truppe milanesi di Filippo Maria Visconti, guidate da Niccolò Piccinino, marciavano verso la terra di Toscana per dar battaglia ai fiorentini. Nei dintorni d Anghiari si erano riunite le forze avversarie, 4000 fiorentini e altri 4000 pontifici guidati dal Cardinale Ludovico Trevisano detto Scarampi Mezzarota ma soprattutto i 300 cavalieri della Repubblica di Venezia guidati da tal Micheletto Attendolo, arrivato per ordine della Serenissima ad aiutare i fiorentini e soprattutto a contrastare il milanese (la storia fa tanti giri ma non cambia mai così tanto).
La battaglia fu durissima, la Lega dei fiorentini ne uscì vittoriosa ma l’episodio centrale fu proprio il suo inizio, quando fallì l’attacco a sorpresa delle truppe milanesi grazie alla prontezza dei veneziani e del Micheletto di cui sopra. Nelle truppe del Piccinino si erano arruolati molti soldati di Sansepolcro e vi lasciamo immaginare come la presero a fine battaglia quelli di Anghiari.
Il Museo contiene armi, rappresentazioni e tutto quanto sia stato poi correlato alla Battaglia di Anghiari, non ci si può esimere.

Alla Battaglia di Anghiari è legato anche un mistero della storia di cui è protagonista un dipinto avente oggetto proprio questa battaglia. L’opera fu commissionata a Leonardo da Vinci, questi la realizzò nel 1502 nella Sala dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze. La pittura murale di Leonardo fu coperta oltre cinquanta anni dopo da Giorgio Vasari, il quale lasciò sul suo lavoro anche una piccola, particolare e quasi illeggibile scritta: “cerca trova”. Il Vasari voleva dare indizi sul punto esatto dove cercare il dipinto di Leonardo? Gli studiosi si interrogano e cercano soluzioni per salvare l’opera vasariana e riuscire anche a guardarci sotto.

Considerata la scarsa simpatia fra Anghiari e Sansepolcro, a molti potrà sembrare una solenne stramberia l’enorme opera di ingegneria stradale concepita e realizzata fra il 1323 ed il 1329 da Pier Saccone Tarlati. Quella dei Tarlati è stata una nobile famiglia di origine longobarda che ha governato Arezzo e dintorni dalla fortezza di Pietramala (fra Arezzo ed Anghiari) fino a tutto il quattordicesimo secolo.
Pier Saccone fece costruire questa strada, un vero rettifilo di otto chilometri che tutt’oggi collega in via direttissima proprio Anghiari e Sansepolcro.
Tornati allora in Piazza Baldaccio, scendete fino al corso principale, Corso Matteotti, guardate verso est ed eccola, è la Strada Provinciale della Libbia, il rettifilo del Tarlati, dritto come un fuso che più ci si punta lo sguardo più ti pare di vedere in fondo un sansepolcrino che saluta.

I dintorni di Anghiari giustificano una vera vacanza da spendere da queste parti. La località aretina fa infatti parte del più vasto comprensorio montano della Valtiberina che, sul lato toscano, include i comuni di Monterchi, aggrappato sulla collina, Pieve S. Stefano, con un caratteristico centro storico, Caprese Michelangelo, luogo di nascita del celebre Buonarroti, Badia Tedalda, antico borgo a 700 mslm che prende il nome da una antica badia benedettina, la bella Sestino, terra prima etrusca e poi romana, infine luogo strategico di difesa dei Medici verso la belligerante Romagna, e per ultimo Sansepolcro.

Sono però i castelli il vero fiore all’occhiello di Anghiari e dintorni. Da Anghiari sulla Libbia in direzione Scheggia, dopo pochi chilometri si gira a sinistra e si arriva al Castello di Galbino, proprietà privata e residenza per turisti.

Il Castello di Sorci, si trova a sud di Anghiari in direzione Monterchi e fu abitato nei secoli dalle grandi famiglie dell’epoca: i Tarlati (1234-1388), i Baldaccio (1388-1441) ed i Pichi (1443-1650). Oggi il Castello di Sorci è un’affascinante locanda per turisti, un ristorante ma è anche sede della Accademia della Tagliatella (l’influenza romagnola evidentemente si fa sentire!) e di un Centro Studi dedito a “architettura sacra ed esoterica, simbolismo, mitologia e fiabe, alchimia e percorsi di iniziazione, l’esoterismo nell’arte, nella musica e nella letteratura”. Il Castello di Sorci vicino ad Anghiari è celebre anche per il suo fantasma, vedete voi eventualmente come farci amicizia.

Il Castello di Montauto è però la vera meta irrinunciabile per coloro che amano quei luoghi dove la storia lascia secoli sopra i secoli. Situato sul crinale fra il casentino e l’Alta Val Tiberina, ci si arriva seguendo la SR71 fino all’uscita verso Anghiari (quando si arriva al Valico della Scheggia si trova una stradaccia che dirige al Castello). La zona era già presidio etrusco, poi nel 1170 i Montauto costruirono una fortezza praticamente imprendibile, realizzata a settecento metri di altitudine, a strapiombo sulla roccia, coperta dalle montagne.
Il Castello di Montauto, che fu anche luogo preferito di San Francesco di Assisi, oggi è ancora proprietà dei Conti Barbolani da Montauto ma esiste qualche possibilità di visitarlo.

Fra i molti eventi organizzati nel comune di Anghiari spicca la Tovaglia a Quadri. Organizzata dalla omonima associazione, è una cena all’aperto con spettacolo che si tiene durante la settimana di Ferragosto sulla incantevole Piazza del Poggiolino. Animata dalla Associazione Teatro Stabile di Anghiari e dai cittadini di Anghiari che aiutano a raccontare storie e tradizioni della zona, viene definita dalla stessa compagnia teatrale: cena toscana con una storia da raccontare in quattro portate”.

Anghiari è sede della Libera Università dell’Autobiografia qui fondata nel 1998 e, per gli amici del cinema - e di quello toscano in particolare - è stato il set di Leonardo Pieraccioni nel 2007 per la realizzazione del film “Una moglie bellissima”.
Gli amanti del rock italiano ricordano Anghiari per una canzone del compianto artista abruzzese Ivan Graziani che inserì nel suo album “Agnese dolce Agnese” del 1979 il brano “Il prete di Anghiari”, un pezzo in stile gothic che metteva il dito sulle dicerie e le superstizioni di paese.

Per i più apprensivi è bene ricordare che il 'catorcio' di Anghiari, le chiavi di Porta Sant’Angelo, sono tornate da diversi secoli in città – e possiamo immaginare in che modo - e ora sono davvero custodite al Museo della Battaglia.

Per quanto riguarda il rettifilo della Libbia, lo stradone dritto fra Anghiari e Sansepolcro, il personaggio che forse vedete laggiù in fondo salutarvi non siamo sicuri possa essere un sansepolcrino, perché ancor oggi non siamo certi saluterebbe con tanto positivo trasporto uno di Anghiari…Probabilmente è un altro turista come voi. Anzi, scommetteteci.