Il Rigore e la Grazia

A Palazzo Pitti, la Compagnia di San Benedetto Bianco nel Seicento Fiorentino

Dal 22 ottobre 2015 al 17 maggio 2016

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Palazzo Pitti ospita 'Il Rigore e la Grazia', una straordinaria esposizione di dipinti, ancora poco conosciuti, realizzati da grandi maestri del Seicento per la Compagnia di San Benedetto Bianco, una tra le più importanti aggregazioni laiche fiorentine.

Quest'imperdibile mostra a Firenze, allestita negli spazi annessi alla Cappella Palatina, vuole restituire al pubblico una sorta di tesoro segreto ritrovato: delle 36 opere esposte, 21 sono state finemente restaurate e riportate al loro splendore originale. Si tratta di dipinti realizzati da artisti quali Vincenzo Dandini, Carlo Dolci, Matteo Rosselli, Onorino Marinari e Cristoforo Allori che, con i loro lavori, vollero impreziosire i locali della confraternita.

La mostra a Palazzo Pitti rappresenta prima di tutto un'occasione per ammirare la splendida Cappella Palatina, fino ad oggi visitabile solo in rare occasioni, ma anche un modo per tutelare e valorizzare il patrimonio territoriale fiorentino, grazie ai restauri appositamente eseguiti e ai nuovi spazi espositivi, anch'essi recuperati ed inseriti nel circuito di visita del Museo degli Argenti a Firenze.

Il percorso espositivo si snoda attraverso tre sale situate alla sinistra della Cappella Palatina la quale, così come gli ambienti attigui, un tempo faceva parte di un grande appartamento che ospitò numerosi esponenti della Casa dei Medici, compreso Cosimo II e la moglie Marguirite-Luise d'Orléans. Fu nel 1765 che Pietro Leopoldo di Lorena volle trasformare il salone nell'attuale Cappella.

Ma andiamo a scoprire le opere esposte in questa affascinante mostra d'arte a Firenze.

  • Come accennato in precedenza, ben 21 di esse sono state oggetto di un minuzioso restauro: si tratta di 14 dipinti, un affresco, una scultura in cartapesta, un manoscritto e tre calici, tutti appartenenti alla Curia Arcivescovile e a varie chiese fiorentine. 
  • La mostra alla Galleria Palatina è resa particolarmente interessante da alcune scoperte di studio: attraverso un grande e preciso lavoro archivistico, gli autori dei saggi in catalogo sono riusciti a recuperare alcuni preziosi documenti indicanti gli arredi originali della Cappella Palatina così come quelli della storica sede della Compagnia nella Chiesa di Santa Maria Novella.
    Questo accurato lavoro, ha inoltre permesso di definire la paternità di opere e dipinti realizzati per San Benedetto Bianco da famosi artisti come Agostino Melissi, Jacopo Vignali e il Volterrano ma soprattutto di recuperare il fondo archivistico della famiglia Zuti, una documentazione davvero importante non solo dal punto di vista artistico della città ma utile anche a definirne la storia.
    Le otto tele a soggetto biblico, che portano la firma di alcuni tra i più celebri artisti del Seicento fiorentino, rappresentano scene tratte dal Vecchio Testamento che alludono a fatti realmente accaduti al confratello Gabriele Zuti, legati al flagello della peste del 1630. Tra quelle più significative, segnaliamo 'Ripudio di Agar' di Giovanni Martinelli, 'Giacobbe ed Esaù' di Lorenzo Lippi, 'Guarigione di Tobia' di Mario Balassi, 'Giaele e Sisara' di Ottavio Vannini, 'Lot e le figlie' di Simone Pignoni, 'Ritrovamento di Mosè' di Jacopo Vignali, 'Susanna e i Vecchioni' di Agostino Melissi e 'Geroboamo e il profeta Achia' di Vincenzo Dandini.
    Questo capolavoro è sicuramente la donazione più importante ricevuta dalla Compagnia: il confratello Gabriele Zuti la commissionò intorno al 1650 per abbellire la sua abitazione per poi donarla a San Benedetto al momento della sua morte, avvenuta nel 1680.
  • 'Il Rigore e la Grazia', inserita nel calendario delle mostre a Firenze in corso, ospita anche due splendide tavole di Cristofano Allori, riportate alla luce dall'intervento di restauro dopo i danni subiti durante la terribile alluvione del 1966, raffiguranti San Giuliano e San Benedetto. Va sottolineato che inizialmente le tavole erano unite e formavano la grande pala che proteggeva le reliquie poste sull'altare della Compagnia: grazie ad un particolare meccanismo, la pala poteva essere scenograficamente alzata in occasione dell'ostensione delle soglie dei due santi.

 

Prima di concludere, vogliamo spendere due parole sulla Compagnia di San Benedetto Bianco: fondata nel monastero camaldolese di San Salvatore nel 1357, si trasferì dapprima nel Chiostro Grande del convento domenicano di Santa Maria Novella per poi spostarsi definitivamente all'interno del Cimitero Vecchio e più precisamente, nelle sale edificate da Giorgio Vasari nel 1570, dove vi rimase fino a Firenze Capitale.
Nel 1866 la sede della Compagnia divenne la piccola chiesa ottocentesca nella nota via Orti Oricellari per poi spostarsi presso la parrocchia di Santa Lucia sul Prato. Prima del suo scioglimento - avvenuto nel 1940 - la Congregazione donò alla Curia Fiorentina tutto il patrimonio artistico acquisito nel corso dei secoli, che venne (in parte) depositato nel Seminario Maggiore di Cestello, dove si trova tuttora.

I giovani curatori dell'esposizione, Michel Scipioni, Alessandro Grassi e Giovanni Serafini, sono riusciti ad esprimere al meglio l'arte e la spiritualità della Compagnia, mettendone in evidenza le caratteristiche: come suggerito dal nome della mostra, il rigore e la grazia, ovvero la propensione alla serietà e alla disciplina ma anche alla bellezza.

Tra le più originali mostre a Palazzo Pitti di Firenze, 'Il Rigore e la Grazia' resterà aperta al pubblico fino al 17 maggio 2016… non perdetela!

Se poi vi resta un po' di tempo a vostra disposizione, vi consigliamo di dedicarvi alla scoperta della città: nel nostro portale troverete tanti tour a Firenze che vi consentiranno di conoscere lo splendido centro storico e di visitare i luoghi più significativi del capoluogo toscano!

A cura della redazione di Insidecom