Aneddoti & Curiosità

Matteo Palmieri l'eretico. Tutta colpa dell'alluvione.

Curiosità storiche

Matteo Palmieri l'eretico. Tutta colpa dell'alluvione.

Galeotta fu l' alluvione. Un'alluvione è sempre un evento sciagurato e a Firenze ne sanno davvero qualcosa… ma quella del 1557 riuscì a combinare un danno collaterale davvero curioso, anzi, disastroso. Così fu almeno per un certo Matteo Palmieri, un tipo morto nel 1475. Non ci capite nulla? Allora ripartiamo proprio da questo Palmieri.

Matteo Palmieri, fiorentino doc nato nel 1406, diplomatico d'eccezione, fine visionario, una grandissima carriera politica legata fedelmente alla casata dei Medici - per loro e da loro nominato nel tempo vicario nelle terre dei domini di Firenze - gonfaloniere di compagnia, priore, gonfaloniere di giustizia, molte volte ambasciatore di Firenze.

Un tipo che la sapeva lunga e pure la scriveva: sul suo ‘De temporibus' aveva scritto della storia del mondo, dall'inizio fino al 1499, mentre nella ‘Historia florentina' le vicende della guerra fra Firenze e Pisa di inizio secolo. Il Palmieri morì fra grandi fasti nel 1475, lasciando varie opere scritte, alcune di queste pubblicate postume. Certamente qualcuna venne dimenticata presto fra gli scaffali delle biblioteche o negli archivi di qualche Sede istituzionale della città di Firenze: quest'ultima sorte fu sicuramente quella di un libro molto particolare scritto dal Palmieri fra il 1450 ed il 1465, intitolato La città di vita' e qui entra in campo la terribile alluvione del 13 settembre 1557.

Quel giorno mezza Firenze venne sepolta dalle acque dell'Arno, solo Ponte Vecchio resistette alla furia dell'esondazione, le strade invase, edifici travolti e fra questi una delle sedi giurisdizionali dell'attuale Via del Proconsolo, la via che da Piazza di San Firenze va verso Piazza del Duomo passando davanti al Museo Nazionale del Bargello, avete capito dove siamo? Centinaia di libri furono travolti da quella piena, molti si salvarono, alcuni furono rubati, altri semplicemente ripresi in mano e, fra questi, si dice proprio per quell'alluvione, tornò alla luce quello scritto del Matteo Palmieri: ‘La città di vita'
Era un'opera in stile smaccatamente esoterico: scopiazzando palesemente l'opera del Dante Alighieri, il nostro super- osannato diplomatico fiorentino aveva compiuto un viaggio nell'oltretomba fra persone o storie più o meno conosciute per raccontare in 100 capitoli, fra teorie dell'occulto, astrologia, sogni sulla sfera celeste, l'essenza dell'anima.

Insomma, l'alluvione di quel 1557, riportò alla vita quel testo che presto divenne dominio di tutta Firenze: notabili, politici, nobili e ecclesiastici vennero a conoscenza che il Palmieri nella ‘Città della Vita' non solo cercava, fra pratiche misteriose, l'essenza dell'anima ma soprattutto affermava che questa pre-esisteva al corpo. Un'affermazione del genere non poteva essere ammessa né perdonata e le autorità laiche e religiose della città toscana si scagliarono allora contro la figura del defunto Palmieri decretando una punizione enorme.

L'alluvione del 1557 portò a Firenze la condanna ad eretico del Matteo Palmieri e la negazione della validità di tutti i suoi scritti: il suo corpo fu riesumato e deportato dalla Cappella di Famiglia nel cimitero fiorentino e sepolto in terra non consacrata fuori dalla città.

 
La Città di vita', proprio per questo, fu oggetto di diversi studi nei secoli successivi: un volume davvero di scarso pregio del quale però oggi si dice abbia ispirato anche Michelangelo. Il testo è ora reperibile come manoscritto alla Biblioteca Nazionale di Firenze grazie all'attività di alcuni studiosi del Novecento.

A cura della redazione di Insidecom

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