Aneddoti & Curiosità

Garibaldi e i ‘Pizziconi' di Talamone

Curiosità storiche
Garibaldi_Talamone

Garibaldi e i ‘Pizziconi' di Talamone

Anche se le vostre reminiscenze di storia non sono tra le migliori, credo che la Spedizione dei Mille sia un argomento ben noto a tutti: nel 1860 Garibaldi partì da Quarto, un quartiere di Genova, alla volta del Regno delle due Sicilie, allo scopo di appoggiare le rivolte scoppiate sull’isola e capovolgere il governo borbonico. E fin qui ci siamo. Cosa c’entriamo noi toscani in tutto questo! Eccome se c’entriamo, se non era per noi, Garibaldi non sarebbe nemmeno arrivato in Sicilia… o per lo meno ci sarebbe arrivato, ma senza armi e viveri!

Leggenda narra, infatti, che nella confusione della partenza, i contrabbandieri genovesi fossero riusciti a sottrarre l’unica imbarcazione che trasportava le munizioni. Bel problema, per uno che voleva andare a combattere! Giuseppe Bandi, un giornalista originario di Gavorrano che si era unito ai volontari, consigliò a Garibaldi, conoscendo quelle zone, di fermarsi a Talamone e così fu fatto. Le ‘camice rosse’ crearono non poco scompiglio in quel piccolo e tranquillo porto abitato da carbonai e pescatori. Si dice anche che, dopo qualche bicchiere di troppo, i ‘garibaldini’ avessero distribuito ‘pizzicotti’ a signore e signorine, scatenando tafferugli con i giovanotti del posto, alterati per l’invasione di campo. Questo è il motivo per cui a Talamone le camice rosse vengono chiamati ‘i pizziconi’. Non fa una grinza.

Comunque a Talamone, grazie all’accondiscendenza di De Labar, comandante del Porto, e del Colonello Giorgini, comodante del Porto di Orbetello, riuscirono a rifornirsi di viveri, carbone e munizioni. Dopo aver utilizzato la Rocca Aldobrandesca come punto di raccolta di nuovi volontari, provenienti anche da Livorno, i ‘pizziconi’ ripartirono alla volta di Marsala, lasciando il piccolo porticciolo nuovamente alla quiete che lo contraddistingueva. Peggio andò a De Labar e Giorgini: che erano stati convinti con l’inganno a dar man forte a Garibaldi. Specialmente a De Labar, la cosa, all’inizio, non era proprio andata a genio. Alla fine però, era stato convinto che Vittorio Emanuele appoggiasse la spedizione e si era dato da fare ad aiutare Garibaldi! Fu un’onta terribile quando, invece, sia lui che Giorgini furono arrestati per alto tradimento ed imprigionati a Firenze alla Fortezza da Basso. Tranquilli, non finisce così! Dopo la vittoria di Garibaldi, infatti, furono liberati e di nuovo reintegrati nei ranghi.

A cura della redazione di Insidecom

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